VOCE
ECONOMIA
07.02.2026 - 12:00
Chi è nato tra il 1961 e il 1967 si trova in una posizione particolare nel sistema previdenziale italiano. Non rientra più pienamente nelle regole più favorevoli del passato, ma non beneficia neppure di un quadro stabile per il futuro. Il risultato è un’età pensionabile sempre più incerta, influenzata da meccanismi automatici e dall’evoluzione delle norme.
Il fattore decisivo: l’aspettativa di vita
Oggi la pensione di vecchiaia è fissata a 67 anni con almeno 20 anni di contributi, ma questo limite non è destinato a restare invariato. Dal 2027 tornerà infatti a pieno regime l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, che potrebbe aumentare progressivamente l’età pensionabile.
Anche un incremento di pochi mesi può tradursi, nella pratica, nello slittamento dell’uscita di un intero anno, con effetti concreti sulla pianificazione personale ed economica.
La pensione anticipata resta difficile
L’alternativa è la pensione anticipata, ma i requisiti sono molto elevati:
42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini
41 anni e 10 mesi per le donne
A questi si aggiunge una finestra di attesa di tre mesi prima dell’erogazione.
Per molti lavoratori di questa fascia d’età, soprattutto con carriere discontinue o periodi di precarietà, raggiungere questi livelli di contribuzione è complicato. Di fatto, l’uscita anticipata resta possibile soprattutto per chi ha iniziato a lavorare molto giovane e senza interruzioni.
Il peso del sistema contributivo
Un altro elemento che incide sulle scelte è il metodo di calcolo della pensione. Molti lavoratori di questa generazione hanno un assegno misto, in parte retributivo e in parte contributivo.
La componente contributiva, basata sui versamenti effettivi, tende a produrre importi più bassi rispetto al passato. Per questo diversi lavoratori valutano di restare al lavoro più a lungo per aumentare il montante contributivo e migliorare l’assegno futuro.
Un futuro ancora incerto
L’insieme di questi fattori – adeguamento all’aspettativa di vita, requisiti elevati e importi potenzialmente più bassi – rende concreto il rischio di andare in pensione più tardi del previsto.
Per la cosiddetta “generazione di mezzo”, conoscere la propria posizione contributiva e monitorare le regole diventa sempre più importante: l’età reale di uscita dal lavoro, infatti, potrebbe continuare a spostarsi in avanti negli anni a venire.
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