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CRONACA

Riconosciuta madre dopo la morte: svolta per i diritti delle famiglie omogenitoriali

Le figlie di una madre intenzionale possono avere pieni diritti, compresa la pensione di reversibilità

Riconosciuta madre dopo la morte: svolta per i diritti delle famiglie omogenitoriali

Per la prima volta in Italia un tribunale ha riconosciuto la maternità intenzionale anche dopo la morte della donna, permettendo alle figlie di ottenere gli stessi diritti previsti per qualsiasi altro figlio, inclusa la pensione di reversibilità.

La decisione riguarda Federica Fontana, docente universitaria scomparsa nel 2024, che non aveva potuto riconoscere legalmente le figlie avute con la moglie Emanuela Murgia a causa dei limiti della normativa italiana sulle famiglie omogenitoriali.

Come si è arrivati alla sentenza
Il riconoscimento è stato ottenuto tramite un’azione di stato, una procedura solitamente utilizzata per accertare la paternità. Il tribunale ha ritenuto che, quando è dimostrata una volontà procreativa condivisa, il rapporto di filiazione possa essere riconosciuto anche nei confronti di un genitore deceduto.

La causa è stata seguita dalle legali di Rete Lenford, che hanno assistito la famiglia nel procedimento.

La storia della famiglia
La coppia si era conosciuta all’università e, dopo anni insieme, aveva scelto di avere figli tramite fecondazione assistita all’estero, pratica a cui molte coppie italiane ricorrono in assenza di tutele legali complete nel Paese.

Dopo la morte di Fontana, le bambine si erano ritrovate prive di diversi diritti, dai benefici per orfani alle prestazioni previdenziali. Da qui la decisione di avviare il ricorso per ottenere il riconoscimento legale del legame familiare.

Cosa cambia con la decisione
La sentenza stabilisce che i figli di coppie omogenitoriali possono essere riconosciuti legalmente anche in situazioni finora non previste, garantendo l’accesso a:

  • prestazioni previdenziali e assistenziali

  • tutele scolastiche e sociali

  • pieno riconoscimento dell’identità familiare

Si tratta di un precedente importante, perché afferma il principio dell’uguaglianza dei diritti dei figli, indipendentemente dal tipo di famiglia in cui sono cresciuti.

Un valore anche simbolico
Oltre agli effetti giuridici, la decisione ha avuto un forte significato personale per la famiglia: il riconoscimento legale ha permesso alle bambine di portare anche il cognome della madre e di vedere formalmente riconosciuto il legame affettivo che esisteva già nella loro vita quotidiana.

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