VOCE
CRONACA
09.02.2026 - 18:00
La procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario urgente per Foodinho, la società che gestisce le consegne per Glovo in Italia, nell’ambito di un’indagine per caporalato e sfruttamento del lavoro. Il provvedimento, firmato dal pm Paolo Storari, prevede la nomina di un amministratore giudiziario con il compito di verificare il rispetto delle norme e avviare la regolarizzazione dei lavoratori, stimati in circa 40mila in tutta Italia.
Secondo gli accertamenti degli investigatori, molti rider avrebbero percepito compensi inferiori alla soglia di povertà, in alcuni casi molto distanti sia dai minimi previsti dai contratti collettivi sia dal livello necessario a garantire un’esistenza dignitosa. Il decreto, che dovrà essere convalidato dal giudice per le indagini preliminari, punta anche a introdurre nuove misure organizzative per evitare il ripetersi di situazioni di sfruttamento.
L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia ed eseguita dai carabinieri del Nucleo tutela lavoro, vede indagato l’amministratore della società con l’accusa di aver impiegato manodopera in condizioni di bisogno economico, approfittando della vulnerabilità dei lavoratori. In base alla ricostruzione degli inquirenti, le retribuzioni sarebbero risultate in alcuni casi inferiori fino a oltre il 70% rispetto alla soglia di povertà e ben al di sotto dei livelli stabiliti dalla contrattazione collettiva.
Anche la società è sotto inchiesta per responsabilità amministrativa, poiché il reato contestato sarebbe stato commesso nell’interesse e a vantaggio dell’azienda, attraverso un modello organizzativo ritenuto inadeguato a prevenire lo sfruttamento.
Uno degli aspetti centrali dell’inchiesta riguarda la forma contrattuale dei rider. Molti risultano formalmente lavoratori autonomi con partita Iva, ma di fatto opererebbero in condizioni simili a quelle di dipendenti. Le loro attività, spiegano gli inquirenti, sono gestite tramite una piattaforma digitale che geolocalizza costantemente i lavoratori, monitora disponibilità e prestazioni e collega questi dati al compenso. La procura parla di una vera e propria "etero-organizzazione algoritmica della prestazione lavorativa compatibile con l’applicazione della disciplina del lavoro subordinato".
L’analisi di un campione di retribuzioni ha mostrato che circa il 75% dei ciclofattorini guadagnava meno della soglia di povertà, con una differenza media di circa 5mila euro lordi annui. Se confrontati con i contratti collettivi di riferimento, gli scostamenti risultavano ancora più marcati, con l’87,5% dei lavoratori sottopagati e differenze che in alcuni casi arrivavano a 12mila euro l’anno.
Determinanti per l’indagine sono state anche le testimonianze dirette dei rider. Un lavoratore ha raccontato: "Sono sempre geolocalizzato tramite l’app e, se sono in ritardo con una consegna, vengo contattato per sapere cosa succede. Il compenso varia tra 2,50 e 3,70 euro a consegna".
Altri hanno riferito di turni molto lunghi, fino a 12 ore al giorno, con guadagni mensili di 800 o 900 euro, nonostante il lavoro svolto spesso in zone centrali e molto trafficate. Alcuni hanno dichiarato anche di aver subito penalizzazioni in caso di ritardi.
Molti dei lavoratori ascoltati dagli investigatori hanno spiegato di aver accettato queste condizioni perché in difficoltà economica, e in diversi casi per poter inviare denaro alle famiglie nei Paesi d’origine, essendo in gran parte stranieri.
L’inchiesta si inserisce in un filone investigativo che negli ultimi anni ha acceso i riflettori sulle condizioni dei lavoratori della gig economy. Già nel 2021 alcune indagini avevano portato all’estensione di tutele assimilabili al lavoro dipendente a decine di migliaia di rider considerati di fatto eterodiretti.
Successivamente, tra il 2022 e il 2025, i controlli in diverse città italiane hanno fatto emergere anche nuove forme di "caporalato digitale", legate alla cessione illecita di account registrati sulle piattaforme, talvolta creati con documenti falsi e poi affittati ai lavoratori in cambio di una percentuale sui guadagni.
Le verifiche sul settore del food delivery proseguono, mentre l’amministrazione giudiziaria dovrà ora valutare le condizioni di lavoro, le modalità di pagamento e l’organizzazione delle consegne, con l’obiettivo dichiarato di riportare il sistema entro i limiti previsti dalla legge.
La Voce nuova | Direttore responsabile: Alberto Garbellini
Editrice Editoriale la Voce Soc. Coop. | Piazza Garibaldi, 17 - 45100 Rovigo Telefono 0425 200 282 - Fax 0425 422584 - email: redazione.ro@lavoce-nuova.it
Per la tua pubbicita' su questo sito: commerciale.ro@lavoce-nuova.it
Editrice: Editoriale La Voce Società Cooperativa. “La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo.” Redazione: piazza Garibaldi 17, 45100, Rovigo tel. 0425 200282 e:mail: redazione.ro@lavoce-nuova.it sito: www.lavocedirovigo.it
Pubblicità locale: Editoriale La Voce Soc. Coop. Divisione commerciale Piazza Garibaldi 17 - 45100 Rovigo - Tel. 0425 200282. Pubblicità Nazionale: MANZONI & C. S.p.A. Via Nervesa, 21 - 20139 Milano - Tel. 02 574941 www.manzoniadvertising.com Stampa: Tipre srl Luogo di stampa: via Canton Santo 5 Borsano di Busto Arsizio. POSTE ITALIANE S.P.A. - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003
(conv. in L. 27/02/2004, n.46) art. 1, comma 1, DCB (Ro). Testata registrata “La Voce Nuova” Registrazione del Tribunale di Rovigo n. 11/2000 del 09/08/2000.
Testata aderente all’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria www.iap.it. Iscrizione al ROC n. 23289. Associata FILE 