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ECONOMIA

Parità salariale, il decreto sulla trasparenza degli stipendi

Contro il gender pay gap, più diritti per i lavoratori e obblighi per le aziende

Parità salariale, il decreto sulla trasparenza degli stipendi

La parità retributiva tra uomini e donne entra in una nuova fase con il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea sulla trasparenza salariale, approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri. L’obiettivo è rafforzare il principio della stessa paga per lo stesso lavoro o per mansioni di pari valore, introducendo nuovi obblighi per le imprese e maggiori diritti di informazione per i dipendenti.

Le norme, una volta definitivamente approvate, si applicheranno al lavoro subordinato sia nel settore pubblico sia in quello privato, a tempo determinato e indeterminato.

Stop al segreto sugli stipendi

Una delle novità più rilevanti riguarda la fine del cosiddetto segreto retributivo. I lavoratori potranno esercitare un diritto individuale di informazione, ottenendo dati sul proprio livello di retribuzione e sui livelli medi percepiti da colleghi e colleghe che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro equivalente.

Le aziende potranno fornire queste informazioni anche in modo proattivo, ad esempio attraverso aree riservate o strumenti interni, con l’obiettivo di rendere più trasparenti i criteri che determinano salari e progressioni di carriera.

Retribuzioni più trasparenti già nelle offerte di lavoro

Il decreto interviene anche sulla fase di selezione. I datori di lavoro saranno tenuti a indicare negli annunci la retribuzione iniziale o la fascia salariale prevista, mentre non sarà più possibile chiedere ai candidati informazioni sulla loro retribuzione precedente, una pratica ritenuta in grado di perpetuare le disuguaglianze.

La determinazione degli stipendi dovrà basarsi su criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere, come competenze, responsabilità, impegno e condizioni di lavoro, valorizzando il ruolo della contrattazione collettiva nella classificazione delle mansioni.

Obblighi per le aziende e controlli

Se emergerà un divario retributivo superiore al 5% tra uomini e donne senza una giustificazione oggettiva, le aziende saranno tenute a intervenire, coinvolgendo rappresentanze sindacali e organismi competenti per individuare misure correttive.

Il Ministero del Lavoro sarà affiancato da un organismo incaricato di monitorare l’attuazione delle nuove norme e di sostenere le imprese nel percorso di adeguamento.

L’introduzione degli obblighi avverrà per fasi:

  • dal 2027 le regole riguarderanno le imprese con più di 150 dipendenti;

  • dal 2031 saranno coinvolte anche quelle con oltre 100 dipendenti;

  • le aziende più piccole resteranno escluse dagli obblighi più complessi.

In caso di discriminazioni accertate, i lavoratori potranno ricorrere in giudizio, e le aziende rischieranno sanzioni fino all’esclusione da appalti pubblici.

Il peso del gender pay gap in Italia

Il provvedimento nasce in un contesto in cui il divario retributivo di genere resta significativo. Secondo dati recenti, in Italia le donne percepiscono mediamente circa il 20% in meno rispetto agli uomini, con una differenza che può arrivare a circa 8mila euro l’anno.

A questo si aggiungono altri fattori che incidono sulle disuguaglianze, come:

  • un tasso di occupazione femminile più basso rispetto a quello maschile;

  • il ricorso frequente al part-time involontario, spesso legato alla conciliazione tra lavoro e famiglia;

  • la minore presenza delle donne nei settori più remunerativi e nelle posizioni di vertice.

Il cosiddetto “soffitto di cristallo” resta infatti una realtà: le donne rappresentano una quota rilevante della forza lavoro, ma occupano ancora una minoranza delle posizioni apicali.

Un cambiamento culturale oltre che normativo

Secondo molti esperti, la nuova normativa rappresenta un passo importante ma non sufficiente da sola a eliminare le disuguaglianze. La trasparenza retributiva può contribuire a individuare le discriminazioni e rendere le aziende più attrattive, soprattutto per le nuove generazioni, ma sarà necessario anche intervenire sui modelli organizzativi e sulla cultura del lavoro.

Il decreto si inserisce in un percorso avviato a livello europeo già da diversi anni, con l’obiettivo di garantire pari opportunità economiche e professionali e ridurre progressivamente il divario salariale tra uomini e donne. Anche se la strada verso una piena parità resta lunga, la trasparenza sugli stipendi viene considerata uno degli strumenti più efficaci per accelerare il cambiamento.

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