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SANITÀ
10.02.2026 - 13:00
La partita per la nomina dei nuovi direttori generali della sanità veneta entra nel vivo e assume un forte significato politico. Sono circa 130 i candidati in corsa per 13 incarichi, ruoli che significano gestire un sistema sanitario che assorbe oltre l’80% del bilancio regionale, per un valore di circa 11 miliardi di euro.
Non si tratta solo di nomine tecniche. La scelta dei vertici delle aziende sanitarie incide direttamente sull’organizzazione di ospedali, pronto soccorso, ambulatori, tempi di attesa e gestione del personale. In altre parole, è una delle leve principali del governo regionale.
Una selezione molto competitiva
Il numero di candidature dimostra quanto questi incarichi siano ambiti: il rapporto è di circa dieci candidati per ogni posto disponibile. Tra i partecipanti figurano sia dirigenti che operano da anni nella sanità veneta, sia manager provenienti da altre regioni o da strutture ospedaliere e universitarie.
Molti profili hanno esperienze consolidate nella gestione sanitaria, nei bilanci e nell’organizzazione dei servizi. Formalmente tutti possiedono i requisiti previsti dal bando, ma la decisione finale, come spesso accade in questi casi, avrà anche una forte componente politica.
Il calendario delle nomine
I colloqui individuali sono programmati tra l’11 e il 18 febbraio. Al termine delle audizioni verrà predisposta una rosa di nomi non vincolante, dalla quale la Giunta regionale effettuerà le scelte definitive.
La commissione incaricata della valutazione è composta da esperti del settore sanitario e amministrativo e ha il compito di esaminare i curricula e condurre i colloqui, ma la decisione finale spetta alla politica.
Un test per i nuovi equilibri
Le nomine rappresentano il primo vero banco di prova politico per la nuova leadership regionale e per gli equilibri interni alla maggioranza. Parallelamente alla selezione dei direttori generali, è in corso anche il confronto sulla figura del Direttore generale della Sanità, un ruolo chiave per l’intero sistema.
Il confronto tra diverse candidature riflette posizioni e sensibilità differenti all’interno della coalizione, e l’esito delle nomine sarà interpretato come un segnale della direzione che la Regione intende prendere nella gestione della sanità.
Tra continuità e cambiamento
Molti osservatori ritengono che la scelta dei direttori generali dirà molto sul futuro del sistema sanitario veneto. Da una parte c’è l’ipotesi della continuità, con la conferma di dirigenti già inseriti nella macchina amministrativa; dall’altra la possibilità di un ricambio più marcato, con l’ingresso di nuovi profili e nuove linee gestionali.
La sanità resta infatti uno dei principali fattori di consenso e uno dei settori più delicati per qualsiasi amministrazione regionale. Per questo le nomine non riguardano soltanto la gestione degli ospedali, ma rappresentano anche un indicatore degli equilibri politici e delle strategie di governo.
I nomi più noti tra i candidati
Nell’elenco figurano diversi dirigenti già conosciuti nel sistema sanitario regionale e nazionale. Tra questi Paolo Fortuna, Pietro Girardi, Patrizia Simionato, Patrizia Benini e Carlo Bramezza, professionisti con incarichi di vertice in aziende sanitarie e strutture ospedaliere. Accanto a loro compaiono anche altri profili di rilievo come Mattia Altini, Stefano Formentini, Achille Di Falco e Patrizia Mangione, oltre a manager e dirigenti provenienti da aziende territoriali, ospedali universitari e istituti specializzati, in Veneto e in altre regioni.
I posti in gioco
Gli incarichi riguardano le principali strutture del sistema sanitario regionale: le aziende territoriali, le aziende ospedaliere, gli istituti specializzati e gli enti di coordinamento. Si tratta di posizioni che richiedono competenze gestionali elevate e capacità di affrontare sfide sempre più complesse, dalla carenza di personale alla sostenibilità economica, fino alla riduzione delle liste d’attesa.
Entro poche settimane, con la conclusione dei colloqui e le decisioni della Giunta, si conoscerà la nuova mappa del potere sanitario in Veneto. Un passaggio che, oltre a definire i vertici delle aziende sanitarie, offrirà anche un’indicazione chiara su quale modello di governance la Regione intende adottare nei prossimi anni.
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