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CRONACA

Smart working anche per i medici di base

Il Regno Unito recluta dottori anche all’estero: potranno lavorare da remoto

Smart working anche per i medici di base

Nel Regno Unito la carenza di medici di base sta spingendo il Servizio sanitario nazionale (NHS) a soluzioni innovative. Tra queste c’è il reclutamento di medici che possano lavorare a distanza, effettuando videoconsulti per i pazienti britannici anche dall’estero, senza l’obbligo di trasferirsi nel Paese. In pratica, i professionisti potranno svolgere le visite online ovunque si trovino, purché qualificati e registrati.

Una carenza che dura da anni

La misura nasce in un contesto di forte pressione sul sistema sanitario. Negli ultimi anni il numero di medici di base in rapporto ai pazienti è diminuito in modo significativo: nel 2015 si contavano circa 50 medici ogni 100.000 pazienti, mentre alla fine del 2024 il dato era sceso a poco più di 43 ogni 100.000, con una riduzione di quasi il 14% in meno di dieci anni.

Anche il numero effettivo di ore lavorate evidenzia il problema. Alla fine del 2025 risultavano circa 39.900 medici di base impiegati in Inghilterra, ma considerando il tempo pieno equivalente il totale scendeva a meno di 29.000 professionisti. Secondo uno studio pubblicato nel 2025, circa un medico su tre non lavora stabilmente all’interno del NHS, contribuendo ad aggravare la carenza di personale.

Le nuove offerte di lavoro

Per aumentare rapidamente il numero di consulti disponibili, il sistema sanitario britannico ha iniziato a offrire contratti in smart working a medici già qualificati. Il piano prevede la possibilità di candidarsi anche per professionisti residenti all’estero, purché in possesso dei requisiti e dell’abilitazione necessaria.

Il reclutamento guarda in particolare a Paesi con sistemi sanitari e percorsi formativi considerati compatibili, come Australia, Nuova Zelanda e Canada, oltre ad altri Stati del Commonwealth. L’iniziativa punta anche a coinvolgere medici britannici che si sono trasferiti all’estero, ma che mantengono la registrazione professionale.

Una soluzione pragmatica, ma non senza critiche

I sostenitori del progetto ritengono che i videoconsulti da remoto possano rappresentare una risposta rapida alla carenza di personale, permettendo di ampliare l’assistenza primaria senza dover attendere gli anni necessari alla formazione di nuovi medici. Inoltre, questa formula consentirebbe di valorizzare professionisti già formati che oggi lavorano fuori dal Regno Unito.

Non mancano però le critiche. Alcuni rappresentanti dei medici sottolineano che il problema andrebbe affrontato migliorando le condizioni di lavoro e gli incentivi per trattenere il personale nel Paese, piuttosto che puntare soprattutto su soluzioni a distanza o su reclutamenti internazionali.

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