VOCE
CRONACA
11.02.2026 - 08:00
Prosegue l’inchiesta sui cosiddetti “cecchini del weekend”, persone che negli anni dell’assedio di Sarajevo avrebbero partecipato a spedizioni armate contro civili. Nei giorni scorsi un ex camionista ottantenne, indagato dalla procura di Milano, è stato interrogato dai pubblici ministeri e ha respinto tutte le accuse.
Durante l’interrogatorio, durato poco più di un’ora, l’uomo avrebbe risposto più volte "non è vero" alle contestazioni. Alla domanda se fosse mai stato in Bosnia, avrebbe dichiarato "no", pur avendo in precedenza affermato in un’intervista di essersi recato nel Paese per lavoro. Il suo legale ha ribadito la totale estraneità ai fatti contestati.
Le accuse e le perquisizioni
L’indagato è accusato di omicidio volontario continuato aggravato, nell’ambito di un’indagine che mira a chiarire la possibile partecipazione di cittadini stranieri a episodi di violenza durante la guerra nei Balcani tra il 1992 e il 1995.
Nel corso delle perquisizioni nella sua abitazione, i carabinieri del Ros hanno trovato diverse armi regolarmente detenute, tra cui fucili e pistole, oltre a oggetti e cimeli di carattere storico-politico. Gli accertamenti su questi materiali fanno parte delle verifiche investigative in corso.
Le testimonianze al centro dell’inchiesta
Tra gli elementi esaminati dagli investigatori ci sono testimonianze raccolte negli ultimi mesi, tra cui il racconto di una persona che avrebbe sentito l’anziano vantarsi di aver preso parte a quella che sarebbe stata definita una “caccia all’uomo” durante la guerra. Queste dichiarazioni sono ora oggetto di verifiche e riscontri.
Nei prossimi giorni potrebbero essere ascoltati altri testimoni per chiarire la credibilità dei racconti e ricostruire eventuali spostamenti dell’indagato negli anni del conflitto.
Le audizioni e le piste investigative
Nell’ambito dell’inchiesta sono state raccolte anche testimonianze di giornalisti e osservatori che all’epoca si trovavano nei territori dell’ex Jugoslavia. Alcune informazioni indicano che, in quegli anni, sarebbero stati segnalati viaggi di gruppi armati stranieri diretti in Bosnia, circostanze che gli inquirenti stanno cercando di verificare attraverso documenti e registri di frontiera.
Le indagini hanno inoltre un respiro internazionale, perché i presunti episodi coinvolgerebbero persone provenienti da diversi Paesi.
L’inchiesta continua
Al momento non ci sono conclusioni definitive. La procura sta lavorando per ricostruire con precisione eventuali spostamenti, contatti e testimonianze che possano confermare o smentire le accuse.
L’interrogatorio dell’80enne rappresenta solo uno dei passaggi di un’indagine complessa, che punta a fare luce su vicende risalenti a oltre trent’anni fa e su eventuali responsabilità individuali ancora da accertare.
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