L’Unione europea rafforza la lotta ai reati ambientali con una nuova direttiva recepita anche in Italia attraverso un decreto legislativo approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri. L’obiettivo è contrastare in modo più efficace l’inquinamento e i crimini contro l’ambiente, tenendo conto della crescente gravità dei danni ambientali, della perdita di biodiversità e degli effetti dei cambiamenti climatici.
La normativa amplia inoltre il raggio d’azione delle responsabilità, includendo società, enti e associazioni tra i soggetti che possono essere chiamati a rispondere per reati ambientali.
Più reati e sanzioni più severe
Tra le principali novità c’è l’ampliamento del catalogo dei reati ambientali, con aggiornamenti alla disciplina degli eco-delitti previsti dal Codice penale. In particolare, vengono rafforzate le norme relative a:
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inquinamento ambientale;
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produzione e commercio di sostanze nocive per l’ozono e gas a effetto serra;
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immissione sul mercato di prodotti che possono danneggiare aria, acqua, suolo o biodiversità.
Sono state inoltre inasprite le aggravanti. Le pene aumentano, ad esempio, se il reato avviene:
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in aree naturali protette o sottoposte a vincoli paesaggistici;
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a danno di specie animali o vegetali protette;
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con effetti gravi o duraturi sugli ecosistemi;
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con rischi per la salute o la vita delle persone.
Nei casi più gravi, come la distruzione di habitat protetti, gli aumenti di pena possono arrivare fino a due terzi rispetto alle sanzioni base.
Maggiore coordinamento nelle indagini
La direttiva punta anche a rendere più efficace il contrasto alla criminalità ambientale attraverso una migliore cooperazione tra le autorità. È prevista la creazione di un Sistema nazionale di coordinamento presso la Procura generale della Corte di cassazione, che coinvolgerà procuratori generali e la Procura nazionale antimafia, con l’obiettivo di migliorare lo scambio di informazioni e l’azione investigativa.
Una strategia nazionale contro i crimini ambientali
Un altro punto centrale riguarda la programmazione. Entro il 2027 dovrà essere elaborata una Strategia nazionale di contrasto ai crimini ambientali, aggiornata ogni tre anni. Il documento definirà le priorità, le risorse necessarie e le iniziative per aumentare la consapevolezza pubblica sulla tutela dell’ambiente.
Perché la direttiva è importante
Secondo le istituzioni, il rafforzamento delle norme risponde alla crescente complessità dei reati ambientali, spesso legati a traffici internazionali e attività organizzate, e alla necessità di proteggere in modo più efficace ecosistemi, risorse naturali e salute pubblica.
La nuova disciplina rappresenta quindi un passo avanti nel tentativo di rendere più incisiva la risposta penale contro l’inquinamento e i danni ambientali, in un contesto in cui la tutela dell’ambiente è sempre più considerata una priorità a livello europeo e nazionale.