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Centrale sul Vajont, nuovo progetto

Richiesta per un impianto idroelettrico riapre il confronto tra energia, paesaggio e memoria

Centrale sul Vajont, nuovo progetto

Una nuova centrale idroelettrica sul torrente Vajont è al centro di una richiesta presentata dalla società Welly Red alla Regione Friuli Venezia Giulia. Il progetto riguarda la derivazione d’acqua dal lago residuo a valle della diga, nel territorio di Erto e Casso, e ha riacceso il dibattito su un’area dal forte valore storico e simbolico.

In cosa consiste il progetto
L’intervento prevede la captazione di acqua con una portata indicativa fino a 45 litri al secondo e un salto di circa 123 metri, finalizzato alla produzione di energia rinnovabile.
La pratica è attualmente nella fase preliminare di verifica ambientale: le autorità dovranno stabilire se sarà necessario uno studio di impatto ambientale completo.

Si tratta dell’evoluzione di richieste di derivazione presentate già negli anni passati e ora formalizzate in una nuova istanza depositata a inizio febbraio 2026.

Un luogo simbolico e delicato
Il Vajont non è un sito qualunque. Dopo la tragedia del 1963, la diga e l’area circostante sono diventate un luogo della memoria, meta di visite e iniziative culturali.
Negli ultimi anni sono stati sviluppati percorsi turistici e attività di valorizzazione che puntano a mantenere viva la consapevolezza storica, oltre alla tutela del paesaggio.

L’ipotesi di un nuovo impianto industriale solleva quindi interrogativi non solo tecnici, ma anche etici e culturali, legati al rispetto del luogo e al suo significato per le comunità locali.

Le prossime fasi
Il procedimento avviato dalla Regione riguarda per ora solo la fase preliminare. In seguito potranno intervenire enti locali, cittadini e associazioni, presentando osservazioni sul progetto.

Restano ancora da chiarire diversi aspetti, tra cui:

  • la potenza effettiva dell’impianto;

  • il tracciato delle condotte e delle linee elettriche;

  • l’impatto su paesaggio, ecosistemi e percorsi turistici.

Il caso potrebbe diventare un test importante per capire se sia possibile conciliare produzione di energia rinnovabile, tutela ambientale e memoria storica in uno dei luoghi più significativi della storia italiana recente.

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