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CRONACA

Il bambino con il cuore danneggiato non è più trapiantabile

Il parere degli specialisti: condizioni cliniche troppo gravi per un nuovo intervento

Il bambino con il cuore danneggiato non è più trapiantabile

Il bambino di due anni ricoverato dopo il trapianto di cuore non riuscito non è attualmente considerato trapiantabile. Secondo la consulenza degli specialisti dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, il piccolo presenta una serie di complicazioni gravi che rendono impossibile, allo stato, un nuovo intervento.

Tra i principali problemi segnalati figurano un’infezione in atto, un’emorragia cerebrale recente e un quadro di insufficienza multiorgano che coinvolge reni, polmoni e fegato. In queste condizioni il rischio di mortalità post-operatoria sarebbe estremamente elevato.

Le condizioni cliniche

La valutazione medica evidenzia che l’emorragia intracranica rappresenta già di per sé una controindicazione importante a un trapianto urgente, a causa del rischio di un nuovo sanguinamento. A questo si aggiunge la presenza di un’infezione attiva, che aumenterebbe ulteriormente il pericolo di complicazioni dopo l’intervento, soprattutto in presenza delle terapie immunosoppressive necessarie dopo un trapianto.

Il bambino presenta inoltre una grave insufficienza renale, che richiede dialisi, e segni di insufficienza epatica e respiratoria, compatibili con una polmonite severa. Tutti questi fattori contribuiscono a rendere la prognosi molto sfavorevole in caso di ritrapianto.

Il piccolo resta comunque ricoverato in terapia intensiva e continua a essere monitorato, mentre sono previsti ulteriori consulti specialistici.

Il cuore artificiale non è un’opzione praticabile

Tra le ipotesi valutate c’è stata anche quella di un cuore artificiale impiantabile. Tuttavia, secondo gli specialisti, i dispositivi biventricolari completi sono utilizzati quasi esclusivamente negli adulti in attesa di trapianto e non risultano indicati in bambini così piccoli, anche in condizioni cliniche migliori.

L’assistenza attualmente in corso con Ecmo, il sistema di ossigenazione extracorporea, può essere mantenuta per periodi limitati, ma con il passare delle settimane aumenta il rischio di infezioni, emorragie e danni agli organi.

L’indagine sul primo trapianto

Parallelamente prosegue l’inchiesta della procura di Napoli, che sta esaminando le modalità del precedente intervento e il trasporto dell’organo. Gli investigatori stanno verificando in particolare il sistema utilizzato per la conservazione del cuore durante il trasferimento.

Al momento risultano iscritti nel registro degli indagati diversi operatori sanitari, mentre continuano gli accertamenti tecnici e le perizie.

Il problema della scarsità di organi

Gli specialisti ricordano inoltre che la disponibilità di cuori per trapianto è limitata e che l’intervento viene normalmente riservato a pazienti con condizioni compatibili con buone probabilità di successo, per evitare di compromettere l’utilizzo di organi preziosi.

Nel frattempo l’attenzione resta concentrata sulle condizioni del bambino, che rimane ricoverato sotto stretta osservazione, in attesa di ulteriori valutazioni cliniche.

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