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OLIMPIADI 2026

Cortina, licenziato dopo un diverbio con tifosi israeliani

Il caso del commesso che ha detto “Palestina libera”

Cortina, licenziato dopo un diverbio con tifosi israeliani

Un episodio avvenuto nello store olimpico di Cortina ha acceso il dibattito su libertà di espressione e neutralità nei luoghi di lavoro legati ai grandi eventi sportivi. Protagonista della vicenda è Ali Mohammed Hassan, 26 anni, allontanato dal punto vendita dopo un confronto con alcuni tifosi israeliani.

Il giovane, di origine egiziana, ha raccontato che tutto sarebbe iniziato con alcuni commenti ricevuti da un gruppo di visitatori. In risposta, Hassan avrebbe pronunciato la frase “Palestina libera”, ripetendola più volte mentre una delle persone presenti lo riprendeva con il cellulare.

L’episodio ha avuto conseguenze immediate sul lavoro. Il ragazzo, assunto da pochi giorni e con un contratto previsto fino al 22 febbraio, ha raccontato che al termine della discussione una responsabile gli avrebbe comunicato la decisione di interrompere il rapporto: “Per il tuo bene e quello dei Giochi devi andartene”.

Dopo l’allontanamento, Hassan ha deciso di affidarsi a un legale per contestare la decisione. Secondo la difesa, il provvedimento sarebbe “illegittimo e discriminatorio”, sostenendo che il giovane avrebbe semplicemente espresso un’opinione personale. L’avvocato sta valutando ulteriori azioni legali, anche in relazione a quanto accaduto durante il confronto con i tifosi.

Alla vicenda si sono interessati anche i sindacati di base, che hanno espresso sostegno al lavoratore e messo a disposizione assistenza legale e sindacale.

Diversa la posizione della Fondazione Milano-Cortina, che ha ribadito l’importanza della neutralità durante lo svolgimento delle mansioni lavorative legate ai Giochi. Secondo la nota diffusa, non sarebbe appropriato che il personale o i collaboratori esprimano opinioni politiche personali rivolte ai visitatori mentre sono in servizio. L’organizzazione ha inoltre spiegato che la situazione è stata gestita immediatamente e che il lavoratore è stato sostituito, con l’obiettivo di mantenere un ambiente neutrale e rispettoso per tutti.

Il caso riapre così il confronto su un tema sempre più discusso: fino a che punto la libertà personale può conciliarsi con le regole di neutralità richieste in contesti professionali e internazionali, soprattutto quando eventi sportivi globali cercano di mantenere un’immagine inclusiva e priva di tensioni politiche.

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