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CRONACA

Etichette politiche sulle scuole, scoppia la bufera

“Woke”, “antifascista”, “antisionista”: la mozione di FdI accende lo scontro

Etichette politiche sulle scuole, scoppia la bufera

A Bagno a Ripoli, in provincia di Firenze, una mozione presentata dai consiglieri di Fratelli d’Italia ha acceso un duro confronto politico. La proposta prevede di affiancare ai nomi delle scuole una serie di etichette ideologiche per indicarne il presunto orientamento culturale e politico, con l’obiettivo dichiarato di offrire alle famiglie uno strumento di valutazione nella scelta dell’istituto.

Il documento, firmato da alcuni esponenti locali del partito, punta a mappare l’impostazione educativa delle scuole del territorio, sostenendo che in alcuni casi verrebbero proposte lezioni considerate politicizzate. Tra le definizioni suggerite compaiono formule come scuola woke, antifascista, antisionista, politicamente schierata a sinistra o ideologicamente comunista, insieme ad altre etichette legate a temi culturali e sociali.

Secondo i promotori, la misura servirebbe a garantire maggiore trasparenza verso i genitori e a prevenire forme di condizionamento ideologico nei confronti degli studenti. L’idea alla base della mozione è che famiglie e cittadini debbano conoscere in anticipo l’impostazione culturale degli istituti scolastici per poter scegliere in modo consapevole.

La proposta ha però provocato reazioni immediate e molto critiche. Il sindaco di Bagno a Ripoli, esponente del Partito Democratico, ha definito l’iniziativa un attacco alla libertà di insegnamento e una forma di pressione nei confronti del personale scolastico. Secondo il primo cittadino, l’idea di classificare le scuole con etichette politiche rischierebbe di trasformarsi in uno strumento divisivo e di controllo ideologico.

Il confronto si è rapidamente allargato al dibattito pubblico, riaprendo una discussione più ampia sul ruolo della scuola e sul confine tra pluralismo educativo e neutralità dell’istruzione. Da una parte c’è chi sostiene la necessità di maggiore trasparenza rispetto ai contenuti proposti nelle aule, dall’altra chi teme che iniziative di questo tipo possano minare l’autonomia scolastica e la libertà didattica degli insegnanti.

La mozione ha quindi acceso un acceso scontro politico locale, ma anche un confronto nazionale su temi sensibili come l’educazione civica, la libertà di insegnamento e il rapporto tra scuola e dibattito ideologico.

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