VOCE
TECNOLOGIA
20.02.2026 - 15:00
Immagine creata con AI
Un’intelligenza artificiale capace di continuare a pubblicare, commentare e interagire sui social anche dopo la morte dell’utente. È questa l’idea alla base di un brevetto ottenuto da Meta, che ha sviluppato un modello di machine learning progettato per “replicare” l’attività digitale di una persona quando non è più presente sulla piattaforma.
Il progetto, depositato nel 2023 da Andrew Bosworth, chief technology officer di Meta, descrive un sistema fondato su un Large Language Model in grado di analizzare contenuti, reazioni e interazioni dell’utente per costruire una sorta di “clone digitale”. L’obiettivo dichiarato nel documento è quello di “riprodurre l’attività di un utente quando è assente dal sistema di social network, ad esempio durante una lunga pausa o dopo la sua morte”.
Secondo quanto riportato da Business Insider, la tecnologia sarebbe progettata per intervenire nei momenti di assenza prolungata, colmando il vuoto lasciato dal profilo inattivo. “L’impatto sul pubblico è molto più grave e permanente se un utente è deceduto e non può più utilizzare la piattaforma”, si legge nella documentazione citata dalla testata americana.
In pratica, il sistema funzionerebbe addestrando l’intelligenza artificiale sui dati personali dell’utente: commenti, “Mi piace”, risposte ai messaggi, tono di scrittura, preferenze e modalità di interazione. Il risultato sarebbe un modello capace di “mimare” il comportamento online della persona, arrivando a “rispondere ai contenuti di altre persone mettendo Mi piace e commentando, oppure rispondendo ai messaggi diretti”.
L’idea solleva interrogativi etici e culturali non trascurabili. La prospettiva di una presenza digitale che sopravvive alla persona fisica apre scenari complessi sul concetto di identità, consenso e memoria online. Tuttavia, la stessa Meta ha precisato che “al momento non c’è l’intenzione” di procedere con l’implementazione o con la sperimentazione del modello descritto nel brevetto.
È importante ricordare che l’approvazione di un brevetto non equivale automaticamente allo sviluppo concreto della tecnologia. Molte aziende registrano innovazioni per tutelare idee e possibili applicazioni future, senza necessariamente trasformarle in prodotti reali.
Resta comunque un segnale forte della direzione in cui si muove la ricerca nel campo dell’intelligenza artificiale: un’AI sempre più capace di apprendere e replicare comportamenti umani, fino a ipotizzare una forma di continuità digitale oltre la vita biologica.
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