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CRONACA

Verona, annullato il concorso vinto dal figlio dell’ex rettore

Irregolarità nella procedura: bando cancellato dall’ateneo

Verona, annullato il concorso vinto dal figlio dell’ex rettore

L’Università di Verona ha deciso di annullare d’ufficio il concorso che aveva portato alla nomina del dottor Riccardo Nocini come professore ordinario di otorinolaringoiatria. La decisione arriva al termine di un’indagine interna avviata dalla rettrice Chiara Leardini, che avrebbe rilevato anomalie ritenute incompatibili con la regolarità della procedura.

Secondo quanto emerso dalle verifiche amministrative, il nodo principale riguarda le modifiche apportate al bando durante il suo percorso. In origine, la selezione era stata pensata per candidati esterni all’ateneo. Successivamente, però, la platea dei partecipanti sarebbe stata ampliata includendo anche i profili interni. Una variazione che ha permesso a Riccardo Nocini di partecipare alla selezione e risultare vincitore, essendo anche l’unico candidato in gara. Senza quel cambiamento, la sua candidatura non sarebbe stata ammessa.

Il caso aveva già suscitato polemiche per il contesto in cui era nato il concorso. Il bando era stato firmato dal prorettore vicario quando Pier Francesco Nocini, padre del vincitore, ricopriva ancora il ruolo di rettore dell’università. La pubblicazione ufficiale è avvenuta pochi giorni dopo la conclusione del suo mandato, alimentando dubbi sull’opportunità e sulla trasparenza della procedura, anche considerando i precedenti incarichi ricoperti dall’ex rettore nel dipartimento coinvolto.

L’annullamento arriva in un clima già segnato da verifiche esterne. Nei mesi scorsi la procura di Verona aveva avviato un’indagine esplorativa per accertare eventuali profili di rilevanza penale legati alla gestione del concorso. Sul tema era intervenuta anche la politica, con richieste di chiarimento sui possibili conflitti di interesse e sulla compatibilità tra i ruoli ricoperti dai protagonisti della vicenda.

Con la decisione di cancellare il bando, l’ateneo punta a ristabilire la correttezza amministrativa e a tutelare l’immagine dell’istituzione, chiudendo una vicenda che aveva acceso il dibattito pubblico sul tema della trasparenza nelle selezioni universitarie.

Il caso riporta al centro una questione ricorrente nel mondo accademico: l’importanza di procedure chiare e imparziali, soprattutto quando entrano in gioco rapporti personali o familiari che possono mettere in discussione la percezione di equità.

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