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CRONACA

Congedo obbligatorio anche per i papà, la legge si ferma

Quattro mesi previsti per i padri ma il governo prende tempo

Congedo obbligatorio anche per i papà, la legge si ferma

La proposta di introdurre un congedo parentale obbligatorio paritario tra madri e padri arriva in aula alla Camera ma, almeno per ora, resta bloccata. Il testo, presentato dalle opposizioni, prevede quattro mesi obbligatori anche per i papà, con l’obiettivo di riequilibrare la gestione della genitorialità e avvicinare l’Italia ai modelli europei più avanzati.

La discussione si è svolta nell’ambito delle proposte di legge di iniziativa parlamentare riservate alle minoranze. Il progetto prevedeva cinque mesi complessivi obbligatori per entrambi i genitori, con dieci giorni vincolati subito dopo la nascita per il padre e quattro mesi da utilizzare entro il primo anno e mezzo di vita del bambino. A questo si sarebbe aggiunto un congedo parentale condiviso di dieci mesi, rimborsato al 100% per entrambi.

Nonostante l’idea fosse considerata da alcuni osservatori potenzialmente bipartisan, la discussione si è fermata prima di entrare nel vivo. Il motivo principale riguarda la mancanza di una valutazione tecnica sulla copertura economica, passaggio necessario per proseguire l’iter parlamentare. Secondo quanto emerso, il costo complessivo della misura supererebbe i tre miliardi di euro, elemento che ha spinto a sospendere il percorso legislativo in attesa di ulteriori verifiche.

Il dibattito resta aperto anche perché il tema del congedo paritario è centrale nelle politiche familiari europee. La direttiva UE Work-Life Balance ha già imposto agli Stati membri l’introduzione di almeno dieci giorni di congedo di paternità obbligatorio e quattro mesi di congedo parentale non trasferibile per ciascun genitore. Alcuni Paesi, come la Spagna, hanno adottato modelli più avanzati con periodi di congedo uguali e pienamente retribuiti per entrambi i genitori.

In Italia il congedo obbligatorio per i padri è stato introdotto solo nel 2022 e prevede dieci giorni da utilizzare nei primi mesi di vita del bambino. Accanto a questo esiste la possibilità di usufruire di un congedo parentale complessivo di dieci mesi tra madre e padre, con una parte retribuita all’80%. Nonostante la durata limitata, il congedo di paternità sta registrando una crescita nell’utilizzo, con una partecipazione in aumento soprattutto tra i padri più giovani.

Lo stop alla proposta ha però riacceso lo scontro politico. Le opposizioni accusano la maggioranza di rallentare una riforma considerata necessaria per favorire l’equilibrio tra lavoro e famiglia e promuovere una maggiore condivisione delle responsabilità genitoriali. Dal fronte governativo, invece, si sottolinea la necessità di valutare attentamente l’impatto economico della misura e di trovare soluzioni sostenibili anche per le piccole imprese.

Il parere tecnico atteso nei prossimi giorni potrebbe chiarire il destino del provvedimento, ma al momento il futuro della riforma resta incerto. Il tema del congedo paritario continua comunque a essere al centro del dibattito, tra esigenze di modernizzazione del welfare e limiti legati alle risorse disponibili.

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