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CRONACA

Cuore trapiantato, nuove ombre sul caso Domenico

Indagini in corso tra audio, chat dei medici e accuse incrociate

Cuore trapiantato, nuove ombre sul caso Domenico

Il caso della morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni deceduto dopo un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi, si arricchisce di nuovi elementi investigativi e apre un nuovo fronte di polemiche tra strutture sanitarie. Al centro dell’attenzione c’è un audio consegnato alla Procura dalla madre del bambino, Patrizia Mercolino, che potrebbe influenzare l’andamento delle indagini.

La donna, accompagnata dal proprio legale, ha depositato ai magistrati una registrazione vocale WhatsApp attribuita al cardiochirurgo che ha eseguito l’intervento. Nel messaggio, secondo quanto riportato negli atti, verrebbe spiegato che l’ipotesi di un secondo trapianto era stata prospettata senza reali basi scientifiche o mediche. Un passaggio che, per la famiglia, solleva dubbi importanti sulla gestione delle informazioni cliniche e sui tempi delle decisioni mediche.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Napoli, punta ora a ricostruire con precisione la sequenza degli eventi e delle comunicazioni avvenute prima e dopo l’intervento del 23 dicembre. Nei prossimi giorni i tecnici informatici effettueranno la copia forense dei telefoni sequestrati agli indagati, tra medici e dirigenti sanitari, con l’obiettivo di analizzare messaggi, vocali e chiamate. Gli investigatori cercano di chiarire chi fosse a conoscenza delle condizioni dell’organo trapiantato e in quale momento tali informazioni siano state condivise.

Sul piano giudiziario è stato aperto un fascicolo per omicidio colposo, mentre la difesa della famiglia insiste sull’ipotesi di un possibile tentativo di occultamento di informazioni. Accuse pesanti che alimentano un clima già molto teso attorno alla vicenda.

Parallelamente si è acceso uno scontro tra Bolzano e Napoli sulla gestione del cuore destinato al trapianto. L’organo proveniva infatti dall’ospedale San Maurizio di Bolzano, ma le responsabilità sul trasporto e sull’utilizzo del ghiaccio secco restano oggetto di verifica. Da una parte si sostiene che le modalità di conservazione siano state richieste dal team napoletano, dall’altra si sottolinea come chiarire la catena decisionale sia fondamentale per comprendere cosa sia realmente accaduto.

Anche i Nas e gli ispettori del Ministero della Salute hanno avviato accertamenti per individuare chi abbia predisposto il contenitore di trasporto e se le procedure siano state rispettate. Un passaggio ritenuto cruciale per stabilire eventuali responsabilità tecniche e organizzative.

Intanto la famiglia continua a chiedere chiarezza e giustizia, mentre l’indagine procede su più fronti. Il caso, che ha scosso l’opinione pubblica, resta aperto e potrebbe riservare ulteriori sviluppi nelle prossime settimane, con nuovi elementi destinati a ridefinire il quadro complessivo della vicenda.

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