VOCE
CRONACA
26.02.2026 - 10:00
Una vicenda sanitaria complessa e delicata si è conclusa con una sentenza civile che ha riconosciuto il diritto al risarcimento per una paziente affetta da lupus eritematoso sistemico. Il Tribunale di Firenze ha stabilito la responsabilità di un medico omeopata dopo il peggioramento delle condizioni della donna, culminato con la necessità di un trapianto di rene donato dal fratello.
Secondo quanto ricostruito nel procedimento giudiziario, la paziente era seguita da anni con terapie immunosoppressive prescritte in ambito ospedaliero, prima a Roma e successivamente a Pisa. Nel 2016, però, si sarebbe rivolta a un medico omeopata, conosciuto tramite un fisioterapista, iniziando un nuovo percorso terapeutico.
Nel corso delle visite, alla donna sarebbe stato suggerito di interrompere gradualmente le cure farmacologiche tradizionali. Inizialmente la paziente avrebbe ridotto i dosaggi, fino a sospendere completamente i farmaci. Le nuove terapie non avrebbero però prodotto miglioramenti e, dopo alcuni mesi, la donna sarebbe tornata alle cure ospedaliere.
Il ritorno alla terapia convenzionale, tuttavia, non è bastato a evitare il peggioramento della malattia. Negli anni successivi la paziente è stata sottoposta a emodialisi trisettimanale e, infine, a un trapianto di rene con donatore vivente, individuato nel fratello.
Nel processo civile il medico ha sostenuto che la decisione di interrompere i farmaci fosse stata presa autonomamente dalla paziente. Il tribunale, però, ha ritenuto provato il nesso causale tra la sospensione delle terapie e l’aggravamento della patologia, basandosi anche su una perizia medico-legale disposta durante il procedimento.
La sentenza ha quindi stabilito un risarcimento economico a favore della donna, riconoscendo che l’interruzione delle cure farmacologiche ha contribuito in modo determinante al peggioramento del quadro clinico.
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