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CRONACA

Energia, prezzi in forte rialzo dopo l’escalation in Iran

Gas +39%, petrolio e carburanti in aumento. Governo e imprese valutano contromisure

Energia, prezzi in forte rialzo dopo l’escalation in Iran

L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran ha avuto ripercussioni immediate sui mercati energetici, con forti rialzi su gas, petrolio e carburanti e pesanti perdite per le Borse europee.

Nella prima seduta di mercati aperti dopo gli attacchi, il prezzo del gas è salito di quasi il 40%, mentre il petrolio ha registrato incrementi significativi. Le piazze finanziarie europee hanno chiuso in netto calo, con una perdita complessiva stimata in oltre 300 miliardi di euro di capitalizzazione.

Carburanti in aumento, diesel ai massimi da un anno

Si registra un deciso rialzo dei prezzi alla pompa, con nuovi aumenti sui listini consigliati dei principali marchi. Il gasolio ha raggiunto il livello più alto dal 28 febbraio 2025.

Secondo le rilevazioni di Staffetta Quotidiana, gli aumenti potrebbero non essere ancora pienamente percepiti, poiché non includono del tutto il recente balzo delle quotazioni petrolifere seguito agli attacchi contro l’Iran. Gli effetti completi potrebbero riflettersi nei prossimi giorni.

Le ultime quotazioni indicano il diesel self service a 1,728 euro al litro e il diesel servito a 1,865 euro al litro.

Metano in impennata ad Amsterdam

Particolarmente marcato l’aumento del metano alla Borsa di Amsterdam, dove il prezzo ha chiuso con un balzo del 39% a 44,5 euro al Megawattora, con picchi fino a 49 euro, ai livelli più elevati dall’ottobre 2022.

A influire sui rialzi anche l’annuncio di QatarEnergy sull’interruzione della produzione di gas naturale liquefatto dopo un attacco sull’impianto di Ras Laffan, il più grande al mondo. Le tensioni nell’area del Golfo hanno amplificato la volatilità del mercato.

Petrolio verso 80 dollari al barile

Sul fronte petrolifero, a New York le quotazioni hanno segnato rialzi medi intorno al 5%, raggiungendo i 70 dollari al barile, con punte iniziali fino a 75 dollari. Il Brent europeo si è spinto fino a 80 dollari al barile.

Uno scenario che preoccupa consumatori e imprese, in un contesto già segnato da forti tensioni geopolitiche.

Allarme su costi e competitività

L’attenzione è alta anche tra le imprese e nelle istituzioni. Confindustria segnala il rischio di una nuova fase di elevata volatilità dei prezzi energetici fino al rientro delle tensioni, con la necessità di misure rapide per tutelare competitività e sicurezza.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha evidenziato la centralità strategica dello stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale e oltre il 30% del Gnl, sottolineando come anche una riduzione parziale dei flussi possa generare effetti immediati sui prezzi e sui costi dei trasporti.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha indicato la necessità di un confronto a breve con il sistema produttivo nazionale per valutare misure di sostegno, in una fase in cui la principale criticità appare legata non tanto all’approvvigionamento quanto al possibile aumento dei costi dell’energia.

L’evoluzione del conflitto e la sua durata saranno determinanti per l’andamento dei mercati energetici e per le ricadute sul sistema produttivo europeo.

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