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CRONACA

Famiglia nel bosco, svolta improvvisa

I Trevallion chiedono il rimpatrio in Australia

Famiglia nel bosco, svolta improvvisa

Cambio di rotta nella vicenda della cosiddetta famiglia nel bosco di Palmoli, nel basso Chietino. Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, ai quali il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha sospeso la capacità genitoriale, hanno chiesto l’intervento del governo australiano per poter rientrare in patria.

La notizia, riportata dal Sydney Morning Herald, segna un’inversione rispetto alle posizioni espresse in precedenza dalla coppia, che aveva escluso il ritorno in Australia. Dopo quattro mesi di separazione dai tre figli — una bambina di otto anni e due gemelli di sei — attualmente ospitati in una casa famiglia, la situazione sembra aver modificato le prospettive dei genitori.

La sospensione della capacità genitoriale

Il provvedimento del Tribunale dell’Aquila è arrivato dopo una serie di accertamenti legati alle condizioni di vita della famiglia, che aveva scelto un’esistenza isolata in un casale abruzzese, senza allacciamento alla rete elettrica e idrica.

L’episodio che ha fatto scattare l’intervento delle autorità è stato un intossicazione da funghi che ha richiesto il ricovero dei bambini in ospedale. Successivamente sono scattati i controlli e le verifiche sulla situazione familiare.

Attualmente è in corso una perizia sulla capacità genitoriale disposta dal Tribunale per i minorenni.

La richiesta al governo australiano

La coppia ha formalmente chiesto l’intervento del premier australiano Anthony Albanese per ottenere assistenza nel rimpatrio. Si tratta di un passaggio significativo, considerando che in precedenza era stata prospettata la possibilità di trasferirsi in un altro Paese europeo.

Il cambiamento di posizione arriva in un contesto di forte pressione emotiva e mediatica, con la vicenda che ha suscitato ampio dibattito sia in Italia sia in Australia.

I figli al centro della vicenda

I tre minori si trovano da quattro mesi in una struttura protetta. La coppia sostiene di voler porre fine alla battaglia legale per privilegiare il ricongiungimento familiare.

Resta ora da comprendere quale sarà la risposta del governo australiano e quali decisioni assumerà il Tribunale dell’Aquila, chiamato a valutare l’esito della perizia e il futuro dei bambini.

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