Nel sistema fiscale italiano i controlli sui conti correnti rappresentano uno degli strumenti principali utilizzati dal Fisco per contrastare l’evasione. Nel 2025 l’Agenzia delle Entrate ha analizzato circa 17 milioni di posizioni fiscali, individuando 200 mila evasori totali tra imprese e contribuenti.
Di questi, oltre la metà non aveva presentato alcuna dichiarazione dei redditi, mentre una parte consistente risultava addirittura sconosciuta al sistema fiscale. Alla base dei controlli c’è soprattutto il confronto tra movimenti bancari e redditi dichiarati.
La presunzione fiscale nei controlli bancari
Il principio su cui si basano gli accertamenti è quello della presunzione fiscale. In pratica, il Fisco verifica se versamenti e movimenti sui conti correnti sono coerenti con i redditi dichiarati.
Quando emergono discrepanze rilevanti tra entrate bancarie e dichiarazioni fiscali, l’amministrazione può presumere l’esistenza di redditi non dichiarati e avviare una verifica più approfondita.
L’inversione dell’onere della prova
In questi casi scatta il meccanismo giuridico chiamato inversione dell’onere della prova. Significa che non è più lo Stato a dover dimostrare l’evasione, ma il contribuente deve dimostrare la regolarità delle somme movimentate.
Per farlo è necessario presentare documenti con data certa e tracciabili, ad esempio:
Senza prove documentali precise, i movimenti bancari possono essere considerati reddito imponibile non dichiarato.
Differenze tra Irpef, Ires e Iva
Le verifiche cambiano anche in base al tipo di imposta analizzata.
Per le imprese soggette a IRES, sia versamenti che prelievi possono essere presi in considerazione quando superano determinate soglie:
Per le persone fisiche soggette a IRPEF, in genere i prelievi non vengono considerati indicatori di evasione, salvo casi particolarmente sospetti.
Per quanto riguarda l’IVA, invece, la giurisprudenza ha stabilito che solo i versamenti possono avere rilevanza fiscale, mentre le somme prelevate non sono automaticamente collegate a vendite non dichiarate.
Controlli incrociati sempre più avanzati
Negli ultimi anni i controlli sono diventati più efficaci grazie alle banche dati digitali. Il Fisco può effettuare verifiche incrociate tra conti correnti, carte prepagate e altre informazioni finanziarie, individuando anomalie in tempi molto più rapidi.
Questo sistema consente all’amministrazione fiscale di monitorare in modo più preciso i flussi finanziari dei contribuenti.
La strategia della compliance
Oltre agli accertamenti, lo Stato punta sempre di più sulla cosiddetta compliance fiscale, cioè la collaborazione preventiva tra contribuente e amministrazione.
Nel 2026 l’Agenzia delle Entrate prevede di inviare oltre 2,4 milioni di lettere di compliance, segnalazioni che invitano i contribuenti a verificare eventuali anomalie prima che si arrivi a un vero accertamento.
Tra gli strumenti più utilizzati ci sono:
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adempimento collaborativo, rivolto alle grandi imprese
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concordato preventivo biennale, che consente di definire in anticipo il reddito fiscale per due anni
L’obiettivo è ridurre l’evasione fiscale e aumentare il recupero di gettito, con effetti potenzialmente positivi anche sui conti pubblici e sul rapporto tra debito e PIL nel lungo periodo.