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Guerra in Ucraina, i cani cambiano per sopravvivere

Uno studio mostra effetti rapidi della selezione naturale nelle zone di combattimento

Guerra in Ucraina, i cani cambiano per sopravvivere

La guerra in Ucraina non sta cambiando solo la vita delle persone, ma anche quella degli animali. Secondo uno studio scientifico, i cani che vivono nelle aree vicine al fronte stanno subendo trasformazioni fisiche e comportamentali legate alle condizioni estreme del conflitto.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Evolutionary Applications, mostra come la guerra stia agendo come un potente filtro di selezione naturale, favorendo la sopravvivenza degli individui più adatti all’ambiente ostile.

Uno studio su oltre 700 cani

Il lavoro è stato condotto da ricercatori della Ivan Franko National University of Lviv insieme a studiosi polacchi e austriaci.

Tra marzo 2023 e gennaio 2024 gli scienziati hanno analizzato 763 cani randagi o semi-randagi in nove regioni ucraine, suddivise in tre categorie:

  • aree occidentali relativamente sicure

  • zone centrali considerate pericolose

  • territori vicini alla linea del fronte orientale

Gli animali sono stati valutati attraverso misurazioni di peso, altezza, indice di massa corporea (BMI), caratteristiche fisiche e condizioni di salute, oltre all’analisi dei campioni di pelo.

Cani più piccoli e più magri vicino al fronte

Uno dei risultati più evidenti riguarda la condizione fisica degli animali. I cani che vivono nelle zone di combattimento risultano molto più magri rispetto a quelli delle regioni più sicure.

Il loro indice di massa corporea medio è circa 1,5, contro valori compresi tra 2,4 e 2,5 nelle aree lontane dal conflitto. Secondo lo studio oltre l’80% degli esemplari nelle zone di guerra è gravemente sottopeso.

La causa principale è la carenza di cibo, dovuta alle evacuazioni della popolazione, alla distruzione delle infrastrutture e alla riduzione delle attività umane che normalmente fornivano risorse alimentari agli animali.

Le analisi sui campioni di pelo hanno inoltre rivelato una dieta povera di proteine animali e più ricca di fonti vegetali.

Il ritorno delle caratteristiche “selvatiche”

Oltre alla perdita di peso, i ricercatori hanno osservato un cambiamento nelle caratteristiche fisiche degli animali.

I cani delle zone di guerra mostrano più spesso tratti definiti “wild type”, cioè simili a quelli dei loro antenati selvatici:

  • orecchie dritte

  • muso di forma regolare

  • arti di lunghezza media

  • coda semicurva

  • mantello di colore fulvo con poche macchie bianche

Sono invece meno diffusi i tratti tipici di alcune razze selezionate dall’uomo, come musi schiacciati, zampe molto corte o orecchie pendenti, caratteristiche meno adatte alla sopravvivenza in ambienti difficili.

Popolazioni più giovani e meno diversificate

Un altro elemento emerso riguarda la struttura della popolazione. Nelle zone di combattimento sono molto rari i cani anziani o malati.

Solo una piccola percentuale degli animali osservati presentava ferite o patologie evidenti. Secondo gli studiosi questo non indica una popolazione più sana, ma una mortalità molto elevata tra gli individui più fragili.

Di conseguenza, i gruppi di cani presenti vicino al fronte risultano più giovani e meno diversificati dal punto di vista genetico e morfologico.

Animali abbandonati e nuovi gruppi sociali

Molti cani domestici sono stati abbandonati durante le evacuazioni, quando intere comunità hanno lasciato le città e i villaggi.

In diversi casi gli animali hanno iniziato a formare piccoli gruppi sociali, spesso composti da due o tre individui. La vita in gruppo aiuta a trovare cibo e a difendersi, ma può aumentare il rischio di aggressioni e diffusione di malattie.

La guerra come fattore ecologico

Secondo gli autori dello studio, i conflitti armati non rappresentano solo crisi umanitarie, ma anche eventi ecologici capaci di modificare rapidamente gli ecosistemi.

Nel caso dei cani ucraini, la combinazione di fame, esplosioni, mine e collasso dei servizi veterinari sta agendo come un filtro naturale estremamente duro.

In pochi mesi la popolazione canina nelle aree di guerra sembra già orientarsi verso un modello più vicino a quello selvatico, con animali più piccoli, più snelli e più adattabili alle condizioni estreme.

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