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CRONACA

Infermieri come medici di base?

Gli studi indicano risultati simili nelle cure dei pazienti

Infermieri come medici di base?

Una revisione scientifica internazionale suggerisce che gli infermieri con formazione avanzata possono gestire alcuni aspetti dell’assistenza territoriale con risultati comparabili a quelli dei medici di base. Lo evidenzia un’analisi pubblicata da Cochrane, che ha confrontato l’efficacia delle cure fornite da infermieri e medici in diversi contesti di assistenza primaria.

Lo studio riaccende il dibattito anche in Italia, dove si discute da tempo dell’ampliamento delle competenze infermieristiche, soprattutto nella gestione delle malattie croniche e nei servizi sanitari territoriali.

Il confronto tra medici e infermieri

La revisione prende in esame 18 studi clinici randomizzati condotti in diversi Paesi e coinvolge quasi 5 mila pazienti. L’obiettivo era valutare cosa accade quando alcune attività cliniche – normalmente svolte da medici di base – vengono affidate a infermieri con formazione specialistica avanzata.

Gli ambiti analizzati riguardano problemi molto comuni nell’assistenza territoriale, tra cui:

  • controllo dell’ipertensione

  • gestione del diabete

  • monitoraggio dell’asma

  • visite di primo accesso

  • monitoraggio e adattamento delle terapie

Secondo i risultati della revisione, gli esiti clinici sono sostanzialmente sovrapponibili tra i pazienti seguiti da infermieri e quelli seguiti da medici.

Ad esempio, nei pazienti con ipertensione i valori della pressione arteriosa risultano simili nei due gruppi e in alcuni casi leggermente migliori tra i pazienti seguiti da personale infermieristico.

Lo stesso vale per il controllo della glicemia nei pazienti diabetici, che non mostra differenze significative tra i due modelli di assistenza.

Mortalità ed eventi avversi

Uno dei punti più delicati riguarda la sicurezza delle cure. La revisione evidenzia che non si registrano aumenti di mortalità o di complicazioni nei pazienti seguiti da infermieri con adeguata formazione.

In questi modelli organizzativi l’infermiere non svolge solo un ruolo esecutivo:

  • effettua la visita

  • valuta sintomi e parametri clinici

  • monitora l’andamento della terapia

  • può modificare dosaggi o prescrizioni secondo protocolli stabiliti

Si tratta quindi di una gestione clinica strutturata e regolamentata, simile a quella svolta nella medicina di base.

Pazienti più soddisfatti

Un dato che emerge con maggiore frequenza riguarda la soddisfazione dei pazienti, che in diversi studi risulta più elevata tra chi è seguito da infermieri.

Le consultazioni infermieristiche risultano spesso più lunghe e più orientate alla prevenzione, con maggiore attenzione alla spiegazione delle terapie e al coinvolgimento del paziente nelle decisioni.

Questo può favorire anche una migliore aderenza alle cure, cioè la probabilità che il paziente segua realmente le indicazioni ricevute.

Il dibattito in Italia

In Italia la discussione riguarda soprattutto l’organizzazione della medicina territoriale e la carenza crescente di medici di famiglia.

Secondo diverse analisi:

  • mancano oltre 5.500 medici di medicina generale

  • entro il 2027 più di 7.300 andranno in pensione

  • tra 3 e 4 milioni di cittadini non hanno un medico di base assegnato

Allo stesso tempo gli infermieri iscritti agli ordini professionali sono oltre 450 mila, rappresentando una delle principali risorse del Servizio Sanitario Nazionale.

Le ipotesi allo studio non prevedono di trasferire agli infermieri l’atto diagnostico – che resta competenza medica – ma piuttosto affidare loro alcune attività di gestione continuativa, come:

  • monitoraggio delle terapie

  • rinnovo di ricette per trattamenti stabilizzati

  • prescrizione di alcuni presidi sanitari

  • educazione sanitaria e controlli periodici

L’obiettivo sarebbe rafforzare la medicina territoriale, soprattutto nella gestione delle patologie croniche, dove gran parte dell’assistenza consiste nel monitoraggio e nel supporto costante ai pazienti.

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