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CRONACA

Questionario shock: domande su figli, depressione e risparmi

Il caso riguarda la Fondazione Entroterre, la vicenda segnalata al Garante della Privacy

Questionario shock: domande su figli, depressione e risparmi

Fa discutere il questionario utilizzato nella selezione del personale dalla Fondazione Entroterre, finito al centro di polemiche per alcune domande ritenute troppo invasive sulla vita privata dei candidati.

Il caso riguarda la selezione per un posto amministrativo: ai candidati viene inviato un form online di circa 30-40 minuti, presentato come facoltativo ma fortemente consigliato prima ancora di un eventuale colloquio.

Tra i quesiti compaiono domande sulla vita familiare, sulla salute psicologica e sulla situazione economica personale, elementi che hanno sollevato dubbi sia sul piano etico sia su quello della tutela dei dati personali.

Le domande sulla vita privata

Secondo quanto riportato da un candidato che ha segnalato la vicenda alla stampa, il questionario include richieste molto dettagliate su aspetti intimi della vita personale.

Tra le domande figurano quesiti su:

  • intenzioni di avere figli e pianificazione familiare

  • periodi di tristezza o depressione

  • eventuali sensazioni di persecuzione o disagio psicologico

  • situazione economica personale e risparmi bancari

  • proprietà immobiliari o mutui

Il candidato, indicato con un nome di fantasia per tutelarne l’identità, ha raccontato di essersi sentito profondamente turbato dall’invasività delle domande e di aver deciso di ritirare la propria candidatura.

Dopo aver contattato telefonicamente la fondazione, ha chiesto anche la cancellazione dei propri dati personali.

La replica della fondazione

La fondazione ha spiegato che il questionario sarebbe stato utilizzato come strumento per valutare le cosiddette “soft skills”, cioè caratteristiche personali utili a comprendere in quale contesto lavorativo un candidato possa esprimersi meglio.

Secondo la responsabile della comunicazione dell’ente, l’obiettivo dichiarato sarebbe quello di favorire il benessere dei lavoratori e il loro inserimento professionale, non quello di discriminare o escludere candidati.

L’ente ha comunque riconosciuto che alcune domande potrebbero essere riviste, sottolineando che il test deriverebbe da metodologie adottate da consulenti delle risorse umane.

Il nodo della privacy

La vicenda è stata segnalata al Garante per la protezione dei dati personali, perché potrebbe entrare in conflitto con le norme italiane sul lavoro e sulla tutela dei dati personali.

Secondo lo Statuto dei lavoratori e il Codice della Privacy, infatti, i datori di lavoro non possono indagare sulla vita privata o sulle convinzioni personali dei candidati, se queste informazioni non sono strettamente pertinenti alla posizione lavorativa.

Domande su salute psicologica, intenzioni familiari o situazione economica personale potrebbero quindi superare i limiti di liceità previsti dalla normativa, soprattutto quando riguardano una posizione amministrativa senza particolari requisiti sensibili.

La vicenda riaccende il dibattito su trasparenza e limiti delle selezioni del personale, soprattutto quando vengono utilizzati test psicologici o questionari molto invasivi nella fase preliminare delle candidature.

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