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CRONACA

Class action contro Sony: causa da 2 miliardi per i prezzi dei giochi PlayStation

In tribunale a Londra l’accusa di aver applicato per anni costi eccessivi

Class action contro Sony: causa da 2 miliardi per i prezzi dei giochi PlayStation

Una class action da circa 2 miliardi di sterline è stata avviata contro Sony davanti a un tribunale di Londra. L’accusa sostiene che il colosso giapponese abbia violato le norme antitrust facendo pagare prezzi troppo elevati ai giocatori britannici che acquistano contenuti digitali per la console PlayStation.

L’azione legale è stata promossa dal campaigner per i diritti dei consumatori Alex Neill, che rappresenta circa 12,2 milioni di utenti della piattaforma PlayStation nel Regno Unito.

Secondo l’accusa, per quasi un decennio Sony avrebbe “sfruttato i clienti britannici” applicando prezzi eccessivi per giochi digitali e contenuti aggiuntivi venduti attraverso il negozio online della console.

L’accusa di monopolio nel mercato digitale

Il cuore della causa riguarda il sistema di vendita dei giochi digitali sulla console. Gli utenti possono acquistare titoli e contenuti extra principalmente tramite il PlayStation Store, controllato direttamente da Sony.

Secondo i legali dei consumatori, questo sistema garantirebbe alla società una posizione quasi monopolistica, permettendole di stabilire i prezzi senza reale concorrenza.

Un punto centrale riguarda anche la commissione del 30% applicata agli editori di videogiochi, considerata molto più alta rispetto a quella di altre piattaforme di distribuzione digitale per PC, dove le percentuali si aggirano tra il 12% e il 20%.

Gli avvocati sostengono inoltre che alcuni meccanismi dei videogiochi sarebbero progettati per incentivare acquisti aggiuntivi, come contenuti in-game, miglioramenti o personalizzazioni dell’esperienza di gioco.

Il possibile risarcimento

La causa, avviata nel 2022, chiede un risarcimento complessivo di 1,97 miliardi di sterline. L’eventuale indennizzo verrebbe suddiviso tra gli utenti che hanno acquistato giochi digitali o contenuti aggiuntivi sul PlayStation Store negli ultimi dieci anni, fino a febbraio 2026.

In base alla normativa britannica sulle azioni collettive, tutti i potenziali interessati sono automaticamente inclusi nella causa, salvo rinuncia esplicita.

Il processo dovrebbe durare circa dieci settimane.

Crescente attenzione delle autorità sulle piattaforme digitali

Il procedimento contro Sony si inserisce in un contesto più ampio di maggiore controllo antitrust sulle grandi piattaforme digitali.

Negli ultimi anni, diversi colossi tecnologici sono stati coinvolti in cause simili relative a commissioni elevate o abuso di posizione dominante nei marketplace digitali.

Proprio a Londra, lo scorso anno Apple è stata condannata in un caso simile legato alle commissioni dell’App Store, sentenza contro la quale la società ha annunciato ricorso.

Il caso Sony potrebbe quindi diventare uno dei procedimenti più rilevanti in Europa sul mercato dei videogiochi digitali e delle piattaforme online.

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