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TECNOLOGIA
10.03.2026 - 10:00
In Cina l’intelligenza artificiale non è più solo una tecnologia emergente: fa già parte della vita quotidiana. Dai trasporti agli hotel, fino alle fabbriche e alle case, robot e sistemi di AI sono sempre più diffusi e utilizzati dai cittadini.
Un recente sondaggio realizzato da KPMG mostra una differenza significativa tra la percezione della tecnologia in Cina e in Occidente. Secondo i dati, il 69% dei cittadini cinesi ritiene che i benefici dell’intelligenza artificiale superino i rischi, mentre negli Stati Uniti questa percentuale si ferma al 35%.
Una tecnologia ormai ovunque
Negli ultimi anni il governo cinese ha investito molto nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo dichiarato è quello di integrare l’AI nel 90% dei settori economici entro il 2030, anche attraverso iniziative come il programma nazionale “A.I.plus”.
Questo investimento si riflette nella vita quotidiana delle città cinesi. Oggi è normale imbattersi in taxi senza conducente, bus autonomi, oppure robot che lavorano negli alberghi e nei servizi pubblici.
Un esempio concreto è la stazione ferroviaria della città di Hefei, dove robot e droni vengono utilizzati per fornire informazioni ai passeggeri, monitorare le infrastrutture e individuare eventuali guasti.
In alcune città si possono incontrare anche robot-poliziotto che regolano il traffico, mentre nei ristoranti e negli hotel gli ospiti possono essere accolti da androidi alla reception o robot che consegnano il cibo nelle camere.
L’intelligenza artificiale entra anche nelle case
L’AI non è presente solo nei servizi pubblici, ma anche nella vita domestica e nel sistema educativo. Piattaforme digitali come Zuoyebang aiutano gli studenti a svolgere i compiti, mentre applicazioni intelligenti offrono assistenza negli acquisti online o nella navigazione su internet.
Anche il sistema sanitario sta iniziando a integrare la tecnologia con chatbot medici capaci di fornire consulenze preliminari e alleggerire il carico degli ospedali.
Parallelamente, nelle industrie stanno nascendo sempre più fabbriche intelligenti, dove la produzione è in gran parte automatizzata e gestita da sistemi di intelligenza artificiale.
Una strategia politica di lungo periodo
L’attenzione della Cina verso l’AI non è recente. Già nel 2017, il Partito Comunista Cinese aveva dichiarato che l’intelligenza artificiale sarebbe diventata la principale forza trainante dello sviluppo del Paese.
Per favorirne la diffusione, molte piattaforme digitali nazionali sono gratuitamente accessibili, a differenza di quanto accade spesso in Occidente, dove le versioni più avanzate di questi strumenti richiedono abbonamenti a pagamento.
Questo ha favorito una rapida diffusione della tecnologia tra la popolazione, rendendo l’intelligenza artificiale sempre più presente nella vita di tutti i giorni.
Il nodo della censura
L’ottimismo diffuso verso l’AI in Cina ha però anche un lato più controverso. La forte supervisione dello Stato sulle tecnologie digitali contribuisce a creare fiducia tra molti cittadini, ma solleva anche interrogativi sulla libertà di informazione.
Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica PNAS Nexus ha confrontato le risposte dei principali chatbot cinesi con quelle di modelli internazionali su oltre cento domande politiche.
I risultati mostrano che i sistemi cinesi tendono a evitare o modificare le risposte quando i temi sono politicamente sensibili. In questo modo, secondo i ricercatori, la censura non limita solo il dibattito pubblico ma può anche influenzare il modo in cui le persone ricevono e interpretano le informazioni.
Nonostante queste criticità, la Cina continua a puntare sull’intelligenza artificiale come pilastro centrale della propria strategia tecnologica ed economica.
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