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SALUTE
11.03.2026 - 06:00
l consumo moderato di caffè e tè potrebbe essere associato a un minor rischio di declino cognitivo, ma gli esperti invitano alla prudenza. È quanto emerge da uno studio osservazionale pubblicato sulla rivista scientifica JAMA, che ha analizzato per decenni le abitudini alimentari di oltre 130mila persone.
La ricerca è stata condotta da studiosi della Harvard University e suggerisce che un consumo moderato di caffeina potrebbe essere collegato a una minore probabilità di sviluppare demenza o deterioramento cognitivo nel corso della vita.
Lo studio su oltre 130mila persone
L’analisi ha coinvolto 131.821 partecipanti appartenenti a due grandi studi epidemiologici statunitensi:
86.216 donne del Nurses’ Health Study, avviato nel 1976
45.215 uomini dell’Health Professionals Follow-up Study, iniziato nel 1986
I partecipanti sono stati seguiti per un periodo molto lungo, fino a 43 anni, durante il quale hanno compilato questionari ogni 2-4 anni sulle proprie abitudini alimentari e sullo stato di salute cognitiva.
Nel corso dello studio sono stati registrati 11.033 casi di demenza.
Il consumo moderato associato a un rischio minore
Dai risultati emerge che l’associazione con un minor rischio di demenza era più evidente tra chi consumava quantità moderate di caffeina, in particolare:
2-3 tazzine di caffè al giorno
1-2 tazze di tè al giorno
Le persone che bevevano queste quantità nel tempo hanno mostrato una minore prevalenza di declino cognitivo rispetto a chi consumava caffè decaffeinato o tè deteinato.
Attenzione: non è una prova di causa-effetto
Nonostante i risultati interessanti, gli esperti invitano alla cautela. Il portale informativo Fnomceo, attraverso il progetto “Dottore, ma è vero che…?”, sottolinea che lo studio mostra solo una correlazione, non dimostra che caffè o tè proteggano direttamente il cervello.
Inoltre il lavoro è di tipo osservazionale: i ricercatori non hanno imposto ai partecipanti quante bevande consumare, ma hanno semplicemente analizzato le abitudini dichiarate nei questionari.
Questo tipo di studi può essere influenzato dai cosiddetti “fattori di confondimento”, cioè elementi che possono alterare i risultati.
Il ruolo dello stile di vita
Secondo il cardiologo elettrofisiologo John Mandrola, chi beve caffè o tè potrebbe avere anche stili di vita diversi, come:
fare più attività fisica
seguire una dieta più equilibrata
fumare meno
Tutti fattori che, indipendentemente dal consumo di caffeina, sono associati a un minor rischio di demenza.
I limiti della ricerca
Un altro limite riguarda il campione analizzato: tutti i partecipanti erano professionisti del settore sanitario, una caratteristica che rende più difficile estendere i risultati all’intera popolazione.
Inoltre la demenza è una malattia complessa e multifattoriale, influenzata da vari elementi tra cui genetica, stile di vita e condizioni di salute.
Moderazione e ulteriori studi
Gli stessi ricercatori ricordano che consumare troppe bevande contenenti caffeina può avere effetti negativi, come:
aumento della pressione arteriosa
ansia e insonnia
peggioramento del reflusso gastroesofageo
Per chiarire davvero il ruolo della caffeina nella salute cerebrale saranno necessari ulteriori studi clinici.
Per ora, quindi, i risultati non devono essere interpretati come un invito ad aumentare il consumo di caffè o tè, ma piuttosto come uno spunto per approfondire il rapporto tra alimentazione e salute del cervello.
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