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LAVORO

Telecomunicazioni, dopo il PNRR rischio tagli fino a 12mila posti

Il settore della fibra verso una fase critica, ma emergono nuove opportunità

Telecomunicazioni, dopo il PNRR rischio tagli fino a 12mila posti

La fine del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) rischia di avere un impatto pesante sul settore delle telecomunicazioni in Italia. Le aziende impegnate nella realizzazione delle reti in fibra ottica, protagoniste negli ultimi anni di una forte crescita, si preparano ora a un possibile ridimensionamento.

Secondo le stime presentate da Anie Sit, si parla di fino a 12mila esuberi nei prossimi anni: circa 2mila già nel breve periodo e altri 7mila entro il 2027.

La fine dei cantieri e il cambio di scenario

Negli ultimi anni il PNRR ha trainato il settore con grandi appalti per la banda ultralarga e la diffusione della fibra. Aziende come Open Fiber e FiberCop hanno guidato interventi su larga scala.

Con la conclusione di questi progetti, però, il volume delle commesse è destinato a ridursi. Il rischio è un effetto “boomerang”: dopo una fase di espansione, il mercato potrebbe contrarsi rapidamente.

Non tutto è finito: la fibra continua

Nonostante il rallentamento, il lavoro sulla rete non si fermerà del tutto. Alcune aree escluse dai piani attuali saranno oggetto di nuove gare tra il 2027 e il 2030, mantenendo viva – almeno in parte – la domanda.

In parallelo, resta aperta la sfida dello spegnimento della rete in rame entro il 2035, prevista dalle strategie europee, che richiederà ulteriori interventi infrastrutturali.

Nuove strade: energia e trasporti

Per reagire al cambiamento, molte imprese stanno già diversificando le proprie attività, puntando su settori come energia e trasporti, dove le competenze tecniche possono essere riutilizzate.

Tuttavia, questa transizione non è immediata: le competenze richieste non sono sempre perfettamente sovrapponibili e il rischio occupazionale resta concreto.

I costi e le difficoltà

A complicare il quadro ci sono anche i costi crescenti. Il ricorso a manodopera dall’estero, attraverso il decreto flussi, comporta spese elevate – fino a 90mila euro annui per lavoratore – e tempi lunghi per formazione e inserimento.

Inoltre, l’aumento dei prezzi dei materiali e dei carburanti, legato anche alle tensioni internazionali, rischia di comprimere ulteriormente i margini delle imprese.

La “buona notizia”: spinta sul 5G

In questo scenario incerto, arriva però un segnale positivo. Un accordo tra operatori come TIM e il gruppo nato da Fastweb e Vodafone prevede la realizzazione di circa 6mila nuove torri per il 5G.

Un progetto che potrebbe aprire nuove opportunità per le imprese del settore e compensare, almeno in parte, il calo dei lavori legati alla fibra.

Un settore in trasformazione

Le telecomunicazioni stanno entrando in una fase di transizione delicata: meno grandi cantieri pubblici, più competizione e necessità di reinventarsi.

Il vero nodo sarà gestire questo passaggio senza perdere competenze e posti di lavoro, mantenendo al tempo stesso la capacità di innovare e sostenere lo sviluppo digitale del Paese.

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