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CRONACA

Epatite A, allarme dopo i casi: indagini sui frutti di mare

Focolaio partito da Napoli, segnalazioni anche nel Lazio e in altre regioni

Epatite A, allarme dopo i casi: indagini sui frutti di mare

Dopo il focolaio registrato a Napoli, con oltre 70 ricoveri, nuovi casi di epatite A sono stati segnalati anche nel Lazio, facendo scattare indagini sanitarie e giudiziarie sulla possibile contaminazione dei frutti di mare.

Indagini su cozze contaminate
La Procura di Napoli e i carabinieri del Nas stanno indagando su possibili irregolarità nella vendita di prodotti ittici, con l’ipotesi di commercio e distribuzione di alimenti pericolosi per la salute.

Tra le piste al vaglio c’è quella della vendita di cozze contaminate, forse mescolate con prodotti importati dall’estero. Accertamenti sono in corso anche nel basso Lazio, in particolare nell’area di Terracina, dove sarebbero stati consumati frutti di mare provenienti dalla Campania.

Nel frattempo sono già stati effettuati sequestri di prodotti e prelievi per analisi, per individuare l’origine precisa della contaminazione.

Cos’è l’epatite A e come si trasmette
L’epatite A è un’infezione virale del fegato che si trasmette principalmente per via alimentare, attraverso cibi o acqua contaminati.

Il contagio è spesso legato al consumo di alimenti crudi o poco cotti, in particolare frutti di mare, che possono accumulare il virus in ambienti marini contaminati.

Nel Lazio, dall’inizio dell’anno, si registrano circa 120 casi, con una concentrazione significativa a Roma.

Nuovi casi e monitoraggio sanitario
Oltre alla Campania e al Lazio, un caso è stato segnalato anche in una scuola di Grosseto. Le autorità sanitarie hanno attivato misure di prevenzione e controllo, tra cui il monitoraggio dei contatti e la raccomandazione della vaccinazione per i soggetti esposti.

Nella provincia di Latina si contano 24 casi accertati, alcuni dei quali hanno richiesto il ricovero, anche se le condizioni dei pazienti risultano generalmente stabili.

Le possibili cause del focolaio
Tra le ipotesi principali c’è quella legata alle forti piogge delle settimane precedenti, che potrebbero aver provocato contaminazioni marine, favorendo la diffusione del virus nei prodotti ittici.

Non si escludono anche scarichi non controllati in mare, su cui sono in corso ulteriori verifiche.

Prevenzione: cottura e vaccino
Gli esperti sottolineano che il rischio può essere ridotto adottando alcune precauzioni fondamentali:

  • cuocere bene i frutti di mare, a temperature elevate e per tempi adeguati,
  • prestare attenzione alla provenienza degli alimenti,
  • ricorrere alla vaccinazione nelle aree più esposte.

La situazione è al momento considerata sotto controllo, ma resta alta l’attenzione delle autorità sanitarie per evitare ulteriori diffusioni del virus.

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