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ECONOMIA

Crisi in Medio Oriente, rincari anche sulla plastica

Prezzi in aumento e rischi per l’Italia tra importazioni e consumo

Crisi in Medio Oriente, rincari anche sulla plastica

La crisi in Medio Oriente non incide solo su gas e petrolio, ma sta provocando effetti a catena anche sul mercato della plastica. Il motivo è strutturale: in Europa circa l’80% della plastica viene prodotta a partire da combustibili fossili, rendendo i prezzi fortemente dipendenti dall’andamento del greggio.

Con l’aumento del costo del petrolio, crescono anche i prezzi delle principali materie plastiche, come polietilene e polipropilene, fondamentali per numerosi settori industriali. Per produrre una tonnellata di plastica possono servire fino a 2,2 tonnellate di petrolio, un rapporto che rende immediato l’impatto delle tensioni geopolitiche sui costi.

Uno dei fattori più critici è il possibile blocco o rallentamento delle rotte nello Stretto di Hormuz, snodo chiave per le forniture energetiche e chimiche. Europa e Asia dipendono in parte da queste importazioni, e le difficoltà nei trasporti stanno già generando aumenti dei prezzi fino al 30% segnalati da operatori del settore.

Per l’Italia, il quadro è particolarmente delicato. Il Paese è tra i principali consumatori europei di plastica e il sesto importatore a livello mondiale, con una forte esposizione soprattutto nel comparto degli imballaggi. A questo si aggiunge una produzione significativa di rifiuti plastici, superiore alla media europea, che comporta anche costi economici rilevanti.

Sul fronte fiscale, l’Italia contribuisce già con un prelievo europeo sugli imballaggi non riciclati, mentre resta in sospeso l’introduzione della plastic tax nazionale, che potrebbe incidere ulteriormente sui costi per imprese e consumatori.

In uno scenario di instabilità internazionale, il rischio è duplice: da un lato l’aumento dei prezzi delle materie prime, dall’altro una possibile riduzione della domanda se i costi dovessero restare elevati nel tempo.

Per limitare l’impatto, le strategie indicate puntano su tre direttrici principali: ridurre il consumo di plastica, rafforzare il riciclo e sviluppare materiali alternativi, come le plastiche bio-based. Un percorso già avviato in parte, ma che diventa sempre più urgente in un contesto globale segnato da tensioni e incertezze.

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