VOCE
CRONACA
25.04.2026 - 15:46
L’idea di portare l’Italia ai Mondiali 2026 al posto dell’Iran accende lo scontro politico e sportivo. La proposta è stata avanzata da Paolo Zampolli, vicino al presidente Donald Trump, che avrebbe sollecitato la FIFA a valutare una sostituzione della squadra asiatica con gli Azzurri.
Alla base dell’ipotesi, anche considerazioni politiche e diplomatiche, oltre al richiamo ai quattro titoli mondiali vinti dall’Italia. Una proposta che però ha trovato subito forti resistenze.
La reazione dell’Iran
Dura la risposta di Teheran, che attraverso la propria ambasciata a Roma ha respinto l’idea, ribadendo che le competizioni sportive devono restare fuori dalle dinamiche politiche.
L’Iran ha inoltre confermato di voler partecipare regolarmente al torneo, nonostante le tensioni internazionali e i timori legati alla sicurezza della squadra.
Il no dell’Italia
Anche dal governo italiano arriva una chiusura netta. Il ministro dello Sport Andrea Abodi ha sottolineato che la qualificazione ai Mondiali deve avvenire sul campo, escludendo l’ipotesi di un ripescaggio.
Sulla stessa linea anche il presidente del Coni, contrario a una soluzione che altererebbe le regole sportive.
La posizione della FIFA
La FIFA, guidata da Gianni Infantino, non ha dato seguito alla proposta e ha ribadito un principio chiaro: l’Iran si è qualificato e parteciperà al torneo.
Nonostante le tensioni geopolitiche, l’organizzazione punta a garantire lo svolgimento regolare della competizione, auspicando un contesto internazionale più stabile nei prossimi mesi.
Tra politica e sport
La vicenda mette in evidenza ancora una volta quanto il calcio internazionale sia influenzato da equilibri politici. Tuttavia, in questo caso, la linea prevalente resta quella della continuità sportiva: nessuna sostituzione, nessun ripescaggio, e conferma delle squadre qualificate sul campo.
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