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ECONOMIA

Euro digitale, lo scontro si gioca sulle commissioni

Associazioni e imprese chiedono costi zero per rendere il sistema davvero utilizzabile

Euro digitale, lo scontro si gioca sulle commissioni

Il futuro dell’euro digitale entra nella fase decisiva. Non è più in discussione se arriverà, ma come funzionerà nella vita quotidiana. E il punto più delicato riguarda le commissioni sui pagamenti, oggi al centro del confronto tra istituzioni e imprese.

Quanto pesano oggi le commissioni
Attualmente ogni pagamento elettronico ha un costo per gli esercenti: circa 0,7–0,8% con bancomat e fino all’1,3% con carta di credito.

Per il settore rappresentato da FIPE, questo significa una spesa tra 500 e 600 milioni di euro l’anno, una voce che incide direttamente sui margini e, in parte, anche sui prezzi finali per i clienti.

La proposta: azzerare i costi
Proprio su questo fronte si concentra la battaglia a livello europeo. Diverse associazioni, tra cui Confcommercio e Hotrec, chiedono commissioni azzerate o fortemente ridotte, almeno nella fase iniziale.

Tra le ipotesi in discussione ci sono periodi transitori senza costi per i piccoli pagamenti nei negozi fisici, per favorire l’adozione del nuovo sistema.

Come funzionerà l’euro digitale
Il progetto è portato avanti dalla Banca Centrale Europea, che sta costruendo l’infrastruttura tecnica.

Nella pratica, l’euro digitale sarà un portafoglio elettronico accessibile da smartphone, utilizzabile anche offline. Non sostituirà il conto corrente, ma si affiancherà ad esso.

I cittadini potranno detenere una somma limitata, mentre per i commercianti gli incassi verranno trasferiti automaticamente sui conti bancari tradizionali.

Indipendenza dai circuiti globali
Oltre ai costi, c’è un tema strategico: oggi gran parte dei pagamenti europei passa attraverso circuiti internazionali come Visa, Mastercard e American Express.

L’euro digitale punta a creare un’infrastruttura autonoma europea, riducendo la dipendenza da operatori esterni.

Resistenze e modelli alternativi
Il progetto incontra però resistenze, soprattutto da parte di banche e operatori dei pagamenti, che temono una riduzione dei ricavi legati alle commissioni.

Esistono già modelli simili: in Brasile il sistema Pix e in India l’UPI hanno dimostrato che pagamenti a basso costo o gratuiti sono possibili, spostando i guadagni su servizi aggiuntivi.

La sfida decisiva
Il successo dell’euro digitale dipenderà proprio da questo equilibrio. Senza condizioni economiche favorevoli, il rischio è che resti uno strumento marginale.

La partita si gioca su un dettaglio solo in apparenza tecnico: se pagare con euro digitale sarà conveniente anche per un caffè, allora entrerà davvero nella vita di tutti i giorni.

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