VOCE
CRONACA
29.04.2026 - 08:15
Un volto riemerge da quasi duemila anni grazie alla tecnologia. A Pompei l’intelligenza artificiale è stata utilizzata per ricostruire l’aspetto di una delle vittime dell’eruzione del Eruzione del Vesuvio del 79 d.C., in un progetto che coinvolge il Parco Archeologico e l’Università degli Studi di Padova.
La scoperta negli scavi
Il caso riguarda un uomo morto durante la fuga dalla città, travolta in meno di 24 ore. Il suo corpo è stato ritrovato nell’area della necropoli di Porta Stabia, accanto a un mortaio in terracotta, probabilmente usato come protezione improvvisata contro la pioggia di lapilli.
Accanto ai resti sono emersi anche alcuni oggetti personali: una lucerna per orientarsi nel buio, un anello in ferro e alcune monete. Elementi che aiutano a ricostruire gli ultimi momenti di vita.
Due vittime, due destini diversi
Gli archeologi hanno individuato i resti di due uomini morti in fasi diverse dell’eruzione.
Il più giovane sarebbe stato travolto da una corrente piroclastica, una nube rovente di gas e cenere. L’altro, più adulto, sarebbe morto prima, sotto una fitta caduta di lapilli, mentre tentava di difendersi.
Il volto restituito dall’intelligenza artificiale
Grazie a modelli digitali e algoritmi avanzati, i ricercatori hanno realizzato una ricostruzione realistica del volto della seconda vittima.
Il lavoro unisce dati archeologici, analisi scientifiche e strumenti digitali, con l’obiettivo di rendere più comprensibile e accessibile la storia anche a chi non è specialista.
Nuove frontiere per l’archeologia
L’uso dell’intelligenza artificiale apre scenari inediti per la ricerca. Non solo ricostruzioni visive, ma anche la possibilità di interpretare contesti e dinamiche storiche con maggiore precisione.
A Pompei, uno dei siti archeologici più studiati al mondo, queste tecnologie stanno diventando un supporto sempre più importante per valorizzare una quantità enorme di dati e riportare alla luce, con maggiore forza, le storie individuali dietro la tragedia.
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