VOCE
CRONACA
29.04.2026 - 14:45
L’Italia continua a fare i conti con una fragilità strutturale: la dipendenza energetica dall’estero. Le tensioni internazionali, dal Medio Oriente all’Ucraina, si riflettono subito sui prezzi di gas ed elettricità, con effetti diretti su famiglie e imprese. La soluzione più evidente resta aumentare la produzione interna, soprattutto da fonti rinnovabili. Eppure, proprio qui si concentra uno dei principali blocchi del sistema.
Oggi sono più di quattromila gli impianti rinnovabili in attesa di autorizzazione, intrappolati tra procedure complesse, contrasti istituzionali e opposizioni locali. Un rallentamento che non accenna a diminuire e che finisce per pesare anche sulle bollette.
Una coda che continua ad allungarsi
I numeri mostrano chiaramente la portata del problema. In Italia ci sono circa 147 gigawatt di progetti in fase autorizzativa, di cui 90 legati al fotovoltaico e 57 all’eolico. Solo una parte ha raggiunto uno stadio avanzato, mentre il ritmo delle autorizzazioni resta insufficiente.
Ogni anno vengono approvati circa 10 gigawatt di nuovi impianti, ma nello stesso periodo arrivano richieste che possono arrivare fino a 30 gigawatt. Il risultato è un sistema che si ingolfa progressivamente.
La situazione è ancora più critica per l’eolico: solo una minoranza dei progetti è vicina al traguardo e le autorizzazioni procedono a un ritmo molto più lento rispetto al solare.
Progetti fermi da anni tra paradossi e ritardi
Dietro i numeri ci sono casi concreti che raccontano bene le difficoltà. Alcuni impianti aspettano il via libera da oltre un decennio, attraversando governi e riforme senza mai arrivare alla realizzazione.
Ci sono progetti offshore presentati più di quindici anni fa ancora in sospeso, impianti che hanno ottenuto pareri positivi ma restano bloccati nei passaggi successivi e altri fermi per cavilli amministrativi.
Non mancano situazioni al limite del paradosso: impianti stoppati per vecchi vincoli ormai superati oppure bocciati per motivi legati all’impatto estetico. Allo stesso tempo esistono esempi virtuosi, dove sviluppo energetico e valorizzazione del territorio convivono.
Iter complessi e conflitti tra istituzioni
Alla base dei ritardi c’è una struttura autorizzativa frammentata e stratificata. Il percorso prevede valutazioni ambientali e autorizzazioni finali che coinvolgono più enti, ma nella pratica ogni passaggio può trasformarsi in un ostacolo.
Le regioni mantengono un ruolo decisivo e spesso divergente rispetto allo Stato. In alcuni territori le autorizzazioni risultano particolarmente difficili, con scontri istituzionali che rallentano ulteriormente i processi.
Un altro nodo riguarda le Soprintendenze, che possono bloccare i progetti per motivi legati alla tutela del paesaggio. In questi casi, per superare lo stallo serve un intervento diretto del governo.
A tutto questo si aggiunge una macchina amministrativa sotto pressione, con uffici e commissioni spesso sotto organico rispetto al numero crescente di pratiche da esaminare.
Boom di richieste e rischio bolla
Nonostante i ritardi, le aziende continuano a presentare nuovi progetti. Il sistema di accesso alla rete elettrica consente infatti di ottenere una valutazione tecnica senza un investimento immediato significativo.
Questo porta molti operatori a moltiplicare le richieste, aumentando il numero complessivo di progetti sulla carta. Una parte consistente, però, non arriverà mai alla realizzazione, contribuendo a creare una sorta di bolla autorizzativa che appesantisce ulteriormente il sistema.
Resistenze locali e benefici poco visibili
Un altro ostacolo è rappresentato dalle opposizioni locali. Anche se le rinnovabili non producono emissioni, hanno un impatto sul territorio e sul paesaggio, spesso poco accettato dalle comunità.
Il problema è che i benefici economici non ricadono direttamente sui territori. Il prezzo dell’energia viene infatti calcolato su base nazionale, quindi chi ospita un impianto non ottiene vantaggi immediati in bolletta.
Questo squilibrio alimenta la resistenza: i costi restano locali mentre i benefici vengono distribuiti altrove.
Transizione energetica con il freno tirato
L’Italia dispone di progetti e investimenti per accelerare sulle rinnovabili, ma resta bloccata da un sistema che fatica a trasformare le idee in impianti reali.
Finché non verranno semplificate le procedure, rafforzata la macchina amministrativa e riequilibrati i benefici per i territori, la transizione energetica continuerà a procedere lentamente.
Nel frattempo, il Paese resta esposto alle oscillazioni dei mercati internazionali e alle crisi geopolitiche, con un costo che si riflette direttamente su cittadini e imprese.
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