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Una mappa per ridurre i danni delle catastrofi

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La gestione degli eventi straordinari, quali terremoti, alluvioni, valanghe, passa attraverso la programmazione agricola e forestale. Tanto più nei territori dell’Appenino centrale. Ne sono convinti i dottori agronomi e forestali italiani che hanno presentato il loro studio a Perugia, davanti ai sindaci dei Comuni del cratere di Umbria, Lazio e Marche, ai rappresentanti regionali, nell’ambito del 16esimo congresso Conaf.

La categoria, infatti, evidenzia una serie di buone prassi gestionali atte a definire un maggiore livello di protezione, a ridurre il rischio provocato dalle catastrofi incrementando le azioni di manutenzione territoriale e di pianificazione sia per le fasi di prevenzione che per l’emergenza partendo dall’azienda agricola come “cellula fondamentale” di composizione di un territorio.


Dagli studi di agronomi e forestali emerge una struttura dell’Appennino centrale in generale e dei luoghi colpiti dal sisma iniziato il 24 agosto 2016 che presenta delle caratteristiche che, se censite e messe a sistema con la programmazione regionale e nazionale, consente una gestione efficace e una prevenzione reale delle catastrofi.


Tra i punti principali, c’è la costruzione di banche dati certe e aggiornabili, condivise fra tutti i soggetti competenti e accessibili di parte dei soggetti economici e della popolazione, che portino a carte della vulnerabilità dei territori, utili per valutare le situazioni prima e dopo l’evento, con riguardo a ipotesi alternative di ricostruzione e sviluppo formulate dalla comunità locale, in modo da progettare riducendo rischi esistenti e futuri condividendo i margini di incertezza e le responsabilità. Ancora: la definizione di criteri per valutare ex ante e in itinere gli effetti sul rischio di tutte le azioni di governo del territorio, con riferimento alle varie politiche e ai diversi contesti.


Inoltre, la piena integrazione nella pianificazione delle analisi di rischio e dei progetti di prevenzione, di gestione e riassorbimento delle pericolosità, per riorganizzazioni spaziali e funzionali dei sistemi urbani in chiave di maggior resilienza. Quindi, l’individuazione di incentivi fiscali e urbanistici selettivi a supporto di politiche integrate, che riguardano le opere di scala edilizia, urbana, territoriale. L’inserimento dei parametri della sicurezza e della prevenzione nella valutazione dei progetti pubblici e privati per la loro ammissibilità e per l’allocazione delle risorse.


La richiesta che arriva alla politica è quella di una serie di azioni supplementari e un approccio integrato alla gestione del rischio di catastrofi, che colleghi le attività di prevenzione dei rischi, pianificazione territoriale e capacità professionale. Il Conaf, assieme alle Rete delle professioni tecniche, ha intrapreso varie iniziative concrete al fine di definire delle regole comuni per tutti i territori colpiti che siano in grado di individuare i contenuti minimi delle prestazioni professionali e classificare la tipologia degli interventi di ripristino, ricostruzione e recupero di opere private e pubbliche.


Conaf e Rpt propongono, ad esempio, di monitorare i fenomeni naturali attraverso il catasto dei fabbricati, dei boschi, dei suoli e delle aree sondabili, al fine di prevenire il rischio sismico attraverso una conoscenza approfondita della stabilità del fabbricato (rendendo obbligatorio il Fascicolo del fabbricato) e del contesto nel quale l’edificio viene inserito, attraverso strumenti per il monitoraggio dei fenomeni naturali.


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