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“Raoul non era solo in stazione”<br/>le indagini continuano

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“Chiediamo la verità. Anche perché quella sera in stazione Raoul non era solo”. I genitori di Raoul Stefani, a due anni dalla morte del figlio, hanno deciso di manifestare ieri mattina davanti al tribunale di Rovigo, insieme a tanti amici, compagni di scuola, familiari e conoscenti di Raoul.
Il 16enne di Villamarzana era stato travolto dall’Intercity 592 Bologna-Venezia, sui binari della stazione di Arquà Polesine, esattamente due anni fa, ad aprile del 2013. “Sappiamo che c’è un fascicolo aperto contro ignoti e vogliamo che siano chiariti molti aspetti - dicono il papà Terenzio Stefani e la mamma Nicoletta Fasolin - Dai tabulati telefonici risultano messaggi e telefonate. Purtroppo, però, il cellulare non è stato trovato”. “Non vogliamo che questa vicenda finisca in un cassetto - hanno detto - In base agli elementi che abbiamo raccolto, crediamo che qualcosa sia successo quella sera”. Terenzo e Nicoletta sono ancora distrutti dal dolore per la perdita del loro figlio e vogliono capire. “Nell’immediato è stato valutato come suicidio, ma noi abbiamo insistito per non chiudere le indagini così”. “Per fare chiarezza chiediamo che vengano visionate le telecamere di privati che ci sono nella zona - continuano - Soprattutto, per noi, quella sera c’era qualcuno in stazione: Raoul non era solo quando è stato travolto dal treno”.
E’ stata una mattinata dedicata a Raoul, in cui, ad un certo punto, il nutrito gruppo di persone che si è radunato davanti al tribunale, ha espresso ad alta voce il suo pensiero: “Vogliamo giustizia”.

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