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Essere Animali e LAV presentano ricorso contro l' allevamento di visoni

Villadose

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Ricorso al TAR del Veneto di Essere Animali e LAV contro l'allevamento di visoni di Villadose, in provincia di Rovigo. Le associazioni hanno recentemente presentato un ricorso contestando diverse violazioni di disposizioni a tutela degli interessi igienico sanitari, agronomici e urbanistici, chiedendo l'annullamento di tutti i provvedimenti del Comune di Villadose che hanno consentito all'allevamento di iniziare l'attività. Il ricorso mira anche alla revisione della Delibera della Giunta Regionale del Veneto 3178/2004 e del Decreto del Dirigente della Direzione Regionale Agroambiente n.158/2007, che consentono agli allevamenti di visoni la possibilità di essere considerati strutture agricole produttive, invece che zootecniche-intensive.



A questi allevamenti è infatti inspiegabilmente concesso di misurarsi attorno al concetto di nesso funzionale, una serie di requisiti che identificano le strutture a basso impatto ambientale e che, se rispettati, permettono diverse agevolazioni.



"Vi è un'enorme illogicità di fondo: i visoni sono animali carnivori ed è impossibile sia applicare a questa specie parametri come "l'unità foraggera", chiaramente riferibili solo ed esclusivamente ad animali erbivori, sia considerare le loro deiezioni, ricche di scorie azotate e particolarmente impattanti sotto il profilo odorigeno, alla stregua di quelle di animali che si nutrono di alimenti vegetali.”



“Questa è una violazione della L.R. Veneto 11/2004 e della normativa che fissa le distanze minime dalle residenze civili. A Villadose un allevamento di oltre 10 mila visoni è sorto a un solo un km dal centro del paese e a soli 45 metri dalle abitazioni più vicine", dichiarano Essere Animali e LAV.



Continua la battaglia contro l'insediamento di un allevamento di visoni a Villadose. Dopo la manifestazione dell'ottobre scorso le associazioni Essere Animali e LAV, assieme ad alcuni cittadini del comitato di Villadose, hanno intrapreso le vie legali, presentando una prima istanza verso l'amministrazione comunale e depositando ora un ricorso al TAR del Veneto contro il Comune di Villadose e la Regione Veneto e nei confronti dell'azienda agricola che ha inizialmente richiesto la conversione dell'allevamento da bovini a visoni e dell'impresa che lo ha poi rilevato, titolare di un altro allevamento di visoni a Galzignano Terme, in provincia di Padova.



"La conversione da allevamento di bovini ad allevamento di visoni è un altro punto su cui abbiamo sollevato ipotesi di presunta illegittimità. Anche supponendo che abbia senso parlare di nesso funzionale, il Dipartimento Igiene e Sanità Pubblica dell'ULSS 18 ha sottolineato che questo deve essere mantenuto anche qualora la gestione dell'allevamento passi ad un'altra azienda, come è appunto successo. Ma non ci risulta che il Comune, che ha assentito alla conversione, abbia, almeno sinora e per quanto a nostra conoscenza, proceduto a questa verifica, così come non ci risulta che la nuova impresa abbia acquistato i terreni su cui poter valutare la capacità di godere del nesso funzionale", dichiarano le associazioni.



Ma vi sono anche altre presunte violazioni. Non è stata data comunicazione di avviamento di industria insalubre, così come previsto dal D.M. Sanità del 05.09.1994 per gli allevamenti di animali e richiesto sia dall'ULSS 18 - UOC Igiene, sia dall'Ufficio Tecnico comunale.



Non sono state depositate le integrazioni richieste in merito all'impatto acustico, a quello odorigeno e al presunto cemento-amianto presente nella struttura che potrebbe trovarsi in condizioni di usura tali da dover essere smaltito.



"L'amministrazione comunale si è accontentata di risposte evasive, anche per lo stoccaggio degli effluenti di allevamento, di cui non viene precisato l'utilizzo né fornite informazioni sufficienti a verificare l'idoneità della concimaia utilizzata per raccogliere le deiezioni. Vi sono a nostro avviso anche incongruenze sulla localizzazione dell'intervento, che riguarderebbe anche un'area interessata da vincolo idraulico. Inoltre, nonostante vi fosse un accertamento di compatibilità paesaggistica ancora in corso, il Comune ha ritenuto concluso il procedimento di verifica della SCIA, che è l'intervento che ha dato il via all'attività di allevamento e che ora abbiamo impugnato davanti al TAR del Veneto”, continuano le associazioni.



Essere Animali e LAV da tempo si battono per chiedere l'introduzione di un divieto nazionale di allevamento di animali da pelliccia, sulla base di motivazioni etiche, scientifiche e sociali. In Italia vi sono poco più di venti allevamenti che rinchiudono circa 200 mila visoni, unica specie allevata a questo scopo.



“Animali semiacquatici di indole solitaria e selvatica sono rinchiusi in gabbie di pochi centimetri, senza poter correre, nuotare e a stretto contatto con migliaia di loro simili. Nessuna esigenza etologica viene soddisfatta in questi allevamenti. Le pellicce sono il passato, oggi stilisti del calibro di Armani hanno scelto di non utilizzarle e addirittura l'86,3% degli italiani, secondo un sondaggio Eurispes, è favorevole ad un divieto di questi allevamenti. Diversi paesi europei li hanno già vietati, tra questi anche l'Olanda, nonostante la produzione sia al quarto posto a livello mondiale”, concludono le associazioni.

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