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Bimbo operato, il padre: Mio figlio ha rischiato di morire

Stienta

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Chi ha sbagliato deve prendersi le proprie responsabilità. Si tratta della vita di un bambino”. Parla così Andrea, papà di un bimbo di 7 anni, con una cardiopatia congenita dalla nascita, quattro interventi chirurgici alle spalle e un altro fissato tra pochi mesi.



“Alludo all’ospedale di Padova, che non solo ha utilizzato mio figlio come cavia per l’utilizzo di un nuovo materiale, il CorMatrix, senza che nel consenso informato fossero illustrati i rischi, ma che ha pure sbagliato l’operazione d’innesto del pacemaker, portandolo vicino alla morte”.



Il bimbo, che oggi vive insieme alla sua famiglia a Stienta, nasce nel 2010 con una grave patologia al cuore, la Tetralogia di Fallot. “I medici di Bologna ci hanno consigliato due interventi al cuore, mentre quelli di Padova ce ne consigliavano uno solo. Siamo andati a Padova, dove ci è stato sottoposto un consenso informato dove alla domanda ‘C’è qualche rischio?’, la risposta era ‘No’. E poi era stata sottolineata la possibilità di ristabilire la funzionalità cardiaca del bimbo”. Dunque consenso e operazione a dicembre 2010.



“Dalla sala operatoria il bimbo esce con un pacemaker esterno, ci dicono dovuto a una complicazione sorta durante l’intervento”. Dopo un periodo di degenza e di cure, il bimbo torna a casa, ma in nemmeno un mese il cuore comincia di nuovo a non funzionare bene. “Inviamo tutti gli esami a Padova, dove ci dicono che avrebbero dovuto impiantare un pacemaker e a febbraio, d’urgenza, viene sottoposto al nuovo intervento”.



Tutto fila liscio, almeno apparentemente fino al 2013 quando il piccolo ricomincia a stare male. “Era sempre stanco, non faceva le scale, non correva, durante i pasti aveva dolori addominali lancinanti, che solo successivamente scopriremo trattarsi di ischemie addominali dovute al malfunzionamento del cuore”.



Inizia un serie di visite e ricoveri, ma il bimbo sta sempre peggio. “A quel punto, scoraggiati, ci rivolgiamo all’ospedale di Firenze: ci dicono che il pacemaker non funziona bene e d’urgenza ci mandano al Bambin Gesù di Roma”. Il bambino viene ricoverato in terapia intensiva, il cuore non batte a sufficienza e rischia di morire. Lo operano di nuovo. L’intervento riesce.



“Ricordo le parole del chirurgo: ‘Abbiamo tolto tutto quel casino’, riferendosi al CorMatrix utilizzato in via sperimentale e al pacemaker posizionato in un punto sbagliato”. Dopo questa operazione, il bimbo è sottoposto a un’altra, sempre a Roma, e ora si dovrà sottoporre a una terza, senza contare gli oltre dieci farmaci che ogni giorno deve prendere per sopravvivere.



“Oggi è un bambino normale, felice, va a scuola e nonostante tutto vive bene con i suoi continui controlli. Vogliamo che chi ha sbagliato, e cioè l’ospedale di Padova, ammetta i propri errori. Poi, non è stato in grado di diagnosticare lo stato si scompenso”. Il papà chiude con “un sentito ringraziamento alla pediatria di Rovigo, che ha fatto l’impossibile in questi tre anni e che ci sta seguendo nelle cure”.




Il servizio sulla Voce di sabato 16 dicembre.

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