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Weste Nile, orrore senza fine

Il virus ha ucciso ancora. Muore un 70enne di Gaiba: Uber Bevilacqua. E' la quarta vittima dall’inizio dell’estate

Weste Nile, orrore senza fine

Uber Bevilacqua

Si chiamava Uber, un nome di quelli di una volta.

Uber Bevilacqua aveva 70 anni ed abitava a Gaiba. E’ morto ieri mattina in ospedale a Trecenta dopo più di due mesi di ricovero fra Rianimazione e Malattie infettive. Uber è morto a causa del virus West Nile. E’ morto dunque a causa di una puntura di zanzara.

In Polesine è la quarta vittima dall’inizio dell’anno (la quinta se si conta il pensionato trevigiano contagiato durante una vacanza al mare e poi morto nella sua città). Quattro morti sono tanti. Troppi, anche per una malattia che, come spiegano all’Ulss, in Polesine è oramai endemica. Ed è ad alto rischio per le persone più deboli o con patologie pregresse. E’ vero, ma questo mantra - ripetuto ad ogni decesso - non può e non deve diventare una “scusa”. Uber, così come le altre vittime del West Nile, non sarebbe morto senza quel pizzico maledetto di zanzara.

Lascia la moglie, una figlio, il genero, i nipotini e tantissimi amici, a partire dal sindaco del suo paese, Roberto Berveglieri, che giorno dopo giorno si è informato delle sue condizioni. “Era una brava persona, in paese lo conoscevamo tutti. E poi avevamo quasi la stessa età...”.

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