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Le “Sardine” partono da Fratta

Il movimento sostiene la corsa di Lorenzoni. Azzalin: “Tanti giovani, bello ed emozionante”

Le “Sardine” partono da Fratta

Le “Sardine”, il movimento spontaneo di protesta nato lo scorso anno a Bologna, hanno scelto il Polesine per iniziare il proprio tour nazionale a sostegno del centrosinistra, nelle regioni che si avvicinano al voto. Il luogo prescelto è stato l’iconica casa-museo Matteotti, a Fratta Polesine, luogo simbolo dell’antifascismo e dimora del deputato socialista assassinato dai fascisti nel ventennio. All’incontro era presente anche il leader nazionale e fondatore delle Sardine, Mattia Santori, insieme ad un gruppo di “sardine” rodigine tra cui una delle fondatrici polesane del movimento, Anna Tesi. Una cinquantina in tutti i partecipanti all’iniziativa.

La politica non è solo propaganda - la posizione della Tesi - per questo oggi siamo partiti alla scoperta di un’Italia che va al voto per poter parlare di luoghi, di persone, di temi, di diritti. Lo facciamo perché vogliamo che siano i territori a raccontarsi e per dimostrare che esiste un modo di fare politica diverso, lontano dai nomi, dalle strategie social e dagli accordi di palazzo. Non è un tour elettorale, ma un tour politico. Non si parla di nomi o di alleanze, ma di visioni, di persone, di comunità. Un filo rosso che esalta e racconta il tessuto sociale e che ricuce distanze geografiche, sociali ed ideologiche. Chiunque si vorrà unire potrà farlo, per una tappa, per un appuntamento, per tutto il tour. Troverà accoglienza, ascolto e prossimità”.

Tra i presenti anche molti volti noti dei big della sinistra polesana, in particolare il gruppo “Il Veneto che Vogliamo” che sostiene la corsa a presidente del Veneto di Arturo Lorenzoni. Era presente anche il candidato di punta della sinistra in Polesine, nonché consigliere regionale uscente in quota Partito democratico, Graziano Azzalin. “E’ bello ed emozionante - le sue parole - vedere tanti giovani qua a Fratta: la loro partecipazione e il loro entusiasmo sono carburante indispensabile per cambiare il Veneto. La figura di Giacomo Matteotti è un patrimonio nazionale, un simbolo di politica alta, di lotta per la giustizia sociale e la democrazia, sempre a fianco degli ultimi. Un esempio da tenere sempre in mente. ‘Uccidete pure me, ma l’idea che è in me non l’ucciderete mai’ aveva detto in faccia ai suoi assassini fascisti. E, a quasi 100 anni dalla morte, possiamo ancora dire che aveva ragione”.

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Commenti all'articolo

  • Maass

    24 Luglio 2020 - 02:30

    Bello l'articolo peccato che dall'alto di iconiche ideologie sociali e pure visioni politiche sia stato più volte menzionato il termine fascisti e mai il termine comunisti! Sarà stata una svista come conseguenza dell'emozionante raduno tra "compagni"!

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