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“Allontanatevi da quei consiglieri”

Il civico Paralovo invita Spinello e Cavallari a cambiare posto in aula. Barbierato si barcamena: “Esasperato da ore di provocazione, era solo un gesto simbolico”.

“Allontanatevi da quei consiglieri”

"Attenti alla cattiveria dei buoni, o presunti tali” ammoniva Giulio Andreotti, uno che di queste cose se ne intendeva, il politico simbolo di quella Prima Repubblica, tanto vituperata ma da molti rimpianta.

Un esempio si è avuto nel consiglio comunale dell’altra sera quando il consigliere Federico Paravolo, lista civica SiamoAdria, subito dopo l’approvazione del conferimento della cittadinanza onoraria a Liliana Segre e della benemerenza “Adria riconoscente” ad Arduino Nali, si è alzato in piedi per presentare la mozione di sostegno alla commissione contro odio, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza.

E ha esordito con un’affermazione di inaudita intolleranza: “Invito i consiglieri Cavallari e Spinello a cambiare posto per prendere fisicamente le distanze da Baruffaldi e Furlanetto”. Come dire: allontanatevi da quei “politicamente” appestati.

Immediatamente è scoppiato il finimondo mentre l’esponente civico chiedeva invano di spiegare le sue parole. Quasi sicuramente non si è reso conto della gravità di un’affermazione del genere, dal momento che ogni consigliere comunale merita rispetto per il ruolo istituzionale che ricopre, legittimato dal voto popolare. Purtroppo anche in questa occasione è mancato il ruolo super partes del presidente del consiglio Francesco Bisco che troppo spesso si dimentica di essere il presidente dell’intero consiglio e di dover, prima tutto, tutelare tutti i consiglieri, invece preferisce indossare i panni del “maggiordomo” della maggioranza. Sarebbe bastato un suo pronto intervento per chiedere a Paralovo di ritirare quelle parole e scusarsi per la scivolata. Tutto ciò, oltre che adempire al suo dovere istituzionale, avrebbe quasi sicuramente risparmiato la gazzarra che è seguita.

Non è certamente colpa di Cavallari e Spinello se si trovano relegati all’opposizione, avrebbero di gran lunga preferito stare dall’altra parte della barricata. Inoltre non si sono scelti i “compagni” di strada per fare l’opposizione e più volte hanno ribadito che non esiste una minoranza, ma più minoranze con storie, culture, ideali e valori di riferimento lontani e spesso inconciliabili. “Ma la forza della democrazia – ha ricordato Spinello – è quella di rispettare le diverse ideologie, portarle al confronto e possibilmente farle dialogare”. Ed ha aggiunto: “Ho la forza e la convinzione delle mie idee, per questo non temo di stare vicino a nessuno, tuttavia qui siamo a un livello istituzionale e tutti abbiamo diritto di cittadinanza”.

Allora basterebbe che Paralovo e civica compagnia si rileggessero qualche pagina di storia a cominciare da quel tizio francese che si chiamava Voltaire, molto probabilmente un civico anti litteram, visto che non era allineato con nessuno. Memorabile la sua frase: “Non condivido niente delle tue idee, ma dedicherò tutte le mie energie affinché tu possa esprimerle”. Queste parole altro non sono che il manifesto contro ogni intolleranza, quest’ultima anticamera di odio, razzismo, antisemitismo e tutto il resto che porta ai campi di concentramento e alle pulizie etniche di vario colore.

Anche il sindaco Omar Barbierato ha intuito la scivolata del “suo” consigliere ma ha cercato di barcamenarsi per non tagliargli la faccia, dicendo “di aver colto il concetto di Parolovo con il quale ha chiesto un gesto simbolico, forse si è espresso in maniera non appropriata, ma era esasperato dopo ore e ore di provocazioni, in particolare da parte di Furlanetto che fa teatro”. E Paralovo poco dopo ha rincarato la dose: “Mi sento continuamente provocato dai consiglieri di minoranza, in particolare da Furlanetto, pertanto non me la sento di stare seduto al suo fianco”. Adesso c’è solo da aspettarsi che dalla prossima seduta si presenti con una mascherina, tipo quelle per proteggersi dal Coronavirus. Appare chiaro, allora, che i civici intendono arrogarsi il diritto di attribuire e togliere patenti di “democraticità”, in netto contrasto con quanto si legge nelle prime righe della mozione che ha presentato: “la tolleranza e il rispetto per la dignità altrui costituiscono le fondamenta di ogni società davvero democratica e pluralista”.

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