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Giostra, il Distretto chiede aiuto

Il settore coinvolge un centinaio di aziende, oltre 500 addetti e 250 milioni di euro di fatturato annuo

Giostra, il Distretto chiede aiuto

L’emergenza Covid ha purtroppo creato un problema che non si risolverà in poco tempo: le commesse che le aziende del Distretto della giostra hanno previsto per quest’anno sono state in gran parte annullate e il freno all’economia del settore si ripercuoterà anche su tutto il 2021. Il Distretto della giostra è una realtà di grande impatto per l’economia altopolesana, coinvolgendo un centinaio di aziende con oltre 500 addetti e 250 milioni di euro di fatturato annuo. Alcune aziende melaresi hanno iniziato a fare il punto della situazione.

Ne parla Fabio Martini, titolare (con il fratello Christian e con Andrea Zerbinati) della Technical Park, azienda leader nel settore. Martini fu tra i primi a proporre (in collaborazione con Cna Rovigo), l’idea del Distretto, più di dieci anni fa, e oggi ne è anche vicepresidente: “Io ho ovviamente fatto le corse per adeguare l’azienda alle nuove disposizioni. Solo la messa in sicurezza ci è costata 10mila euro. Si conti, poi che abbiamo anticipato noi la cassa integrazione per i dipendenti. Certo, potremo terminare qualche consegna in rimanenza, ma i clienti che sono chiusi da febbraio non possono pagarmi le rate. E stiamo aspettando gli aiuti dalle banche che, però, dopo due mesi non son ancora arrivati”.

Molte delle aziende del Distretto polesano lavorano con il vicino Gardaland. Dalle ultime informazioni, il parco di divertimenti sul Lago di Garda riaprirà il 15 giugno: “Ma a quale prezzo? Si parla di fare entrare solo 3mila persone al giorno con solo 15 attrazioni aperte. C’è anche chi avrebbe già avuto il permesso per la riapertura, come Mirabilandia, ma si è rifiutato di aprire, visto che è comunque impedito l’accesso di persone dalle altre regioni, che costituisce la maggioranza del pubblico. Il resto del mondo non è diverso. In Vietnam hanno già aperto i parchi, ma sono vuoti”. Si aggiunga, poi, che sono ovviamente “saltate” tutte le fiere del settore di questo periodo, come quelle di Mosca e Mumbai. Quella principale a livello internazionale (a Londra ad ottobre) è stata rimandata all’anno prossimo. A novembre pare si terrà, invece, quella di Orlando, in Florida. “Ci siamo presi questi giorni per potenziare, ad esempio, l’aspetto pubblicitario. Se prima mandavamo la nostra newsletter una volta al mese, ora la mandiamo una volta a settimana. Cercheremo di uscire maggiormente sulla stampa di settore. Io non ho soluzioni. Mi basterebbe, però, che non passassero tre mesi da quando un politico dice qualcosa all’attuazione di quel qualcosa. Bisogna snellire prima di tutto la burocrazia”.

Conferma questo stato d’animo Remo Parente, classe 1940, titolare dell’omonima azienda di fuochi artificiali, nella quale lavora con i tre figli, in una vita intera dedicata a “dipingere il cielo”. Suo nonno iniziò l’attività in Puglia 115 anni fa, poi si trasferì in Polesine. Oggi, la Parente Fireworks è prima in Italia e tra i primi tre in Europa, ed è anche l’unico centro di produzione italiano di polvere nera. L’azienda, sulla carta, potrebbe lavorare: “Con i codici Ateco siamo a posto. Producendo esplosivi avevamo già protocolli rigidi e abbiamo comunque sempre lavorato in massima sicurezza. Il fatto è che sono saltate le manifestazioni all’aperto in tutto il mondo, e nessuno fa spettacoli pirotecnici. Soltanto una festa come quella di un piccolo paese quale Revere, a pochi chilometri da qui, ogni anno portava 40mila persone sull’argine. Adesso sarebbe impensabile”. Parente ha 50 dipendenti, tutti in cassa integrazione: “In questi giorni ne chiamiamo qualcuno per fare pulizia, in questi giorni. Non abbiamo possibilità di chiudere del tutto: abbiamo un prodotto che deve essere tenuto costantemente in osservazione, e 90mila metri quadrati che necessitano di vigilanza. Ognuno dei nostri automezzi costa 4mila euro l’anno di assicurazione, senza contare i 50mila di polizza sull’attività. Sono tutti costi che dovremo affrontare comunque, anche se non stiamo lavorando. Come facciamo? Cosa dirò alle famiglie dei miei dipendenti?”. Sulla stessa lunghezza d’onda la vicina Fun-Led di Francesco Losi (conosciuto per essere stato anche sindaco di Melara), tra le più importanti costruttrici di sistemi di illuminazione per giostre e parchi divertimento: “Anche noi stiamo provando a stare in piedi ultimando le commesse precedenti. Abbiamo però 20 dipendenti e abbiamo richiesto aiuti. Le banche ce li hanno dati, certo, ma indebitando l’azienda. E le tasse e i mutui da pagare ci sono sempre, non sono stati sospesi”.

Rammaricata, a sua volta, la sindaca melarese Anna Marchesini: “Come amministrazione vorremmo aiutare le nostre aziende al massimo. Ma, oltre ad intervenire in modo politico, oltre a mediare con i ‘piani alti’, possiamo fare ben poco”.

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