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La lavanda “spopola” nel Delta

Imelda Zecchin: “Inizialmente c’era anche l’intenzione era di creare la via turistica da Bologna a Udine”. L’azienda agricola Ca’ Vittorina la coltiva da ben 15 anni. C’è anche il miele.

La lavanda “spopola” nel Delta

La lavanda nel Delta, un prodotto che negli ultimi tempi sta avendo un enorme riscontro. Da ben 15 anni all’azienda agricola Ca’ Vittorina, si coltiva la lavanda. Si trova Tra Corbola e Adria. Imelda Zecchin, la titolare, racconta la sua esperienza.

“Coltiviamo la lavanda da molto tempo, siamo stati tra i primi qui in Polesine - dice - Abbiamo iniziato 15 anni fa, quando abbiamo conosciuto un gruppo di persone di Sasso Marconi, in provincia di Bologna. Frequentandolo ci siamo appassionati anche noi alla lavanda e alle piante officinali. Addirittura in quel periodo avevamo 40 varietà di lavanda, alcune erano precoci e fiorivano di tanti colori ma non erano resistenti al freddo. Quindi, le avevamo sostituite con lavande più resistenti nel nostro terreno”.

“Inizialmente, l’intenzione del gruppo era di creare la ‘via turistica della lavanda in Italia’ - continua Imelda - Sarebbe partita da Bologna fino a Udine. Un imprenditore di Palmanova, aveva un campo di lavanda molto più grande del nostro. Ma questo progetto non è andato in porto, perché c’è stata difficoltà nella vendita in Italia. Quindi, le cose sono andate lentamente e molte aziende che avevano scelto di piantare la lavanda hanno poi cambiato idea. La nostra azienda ha continuato anche se non c’è una filiera sufficientemente remunerativa all’ingrosso e bisogna trovare un canale di vendita nel privato. Quindi, proporre i prodotti alla lavanda, farli conoscere. E non è così semplice venderli. Ora, che c’è un certo interesse verso i prodotti naturali, verso i prodotti bio, le persone si stanno avvicinando di più anche alla lavanda, ma non è semplice realizzare un guadagno. Se invece vendiamo la lavanda all’ingrosso non guadagnamo nemmeno per il lavoro che facciamo. Attualmente abbiamo circa 6 varietà angustifolia, più pregiata che fa produrre un olio dolce”.

Imelda aggiunge che la lavanda richiede molto lavoro, che non si possono usare prodotti chimici altrimenti non fiorisce. Il campo coltivato di lavanda è di 3mila metri. “Noi qui possiamo estendere la coltivazione anche a 2 o 3 ettari ma se ci sono i guadagni - sottolinea Imelda - Abbiamo anche le api per produrre il miele di lavanda. Sono tanti anni che lo produciamo a luglio. Le api, nonostante nelle vicinanze ci siano i tigli, preferiscono i fiori di lavanda e il miele che produciamo è molto delicato e molto apprezzato anche da chi non ama la lavanda”.

Imelda con la lavanda realizza dei prodotti come fiori essiccati e sgranati raccolti in sacchettini; idrolato di lavanda che è un risultato della distillazione che viene fatto in corrente di vapore che si ricondensa e diventa acqua distillata, è un prodotto con delle proprietà antiinfiammatorie e antibatteriche sulla pelle, rinfrescante e usata come doposole o come tonico antirughe. Poi, sapone artigianale di cocco e palma e olio essenziale di lavanda, fiori secchi di lavanda angustifolia bianca e blu. “E a fine giugno, raccogliamo tutta la lavanda, la portiamo al distillatore industriale di Monteombraro, all’istituto Spallanzani dove c’è un distillatore enorme - conclude Imelda – e in due ore ci dà subito il prodotto, cioè l’olio essenziale di lavanda”.

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commenti 1
  • vicpaolo

    19 Giugno 2020 - 19:07

    Sarebbe meglio ricoprire con la coltivazione della lavanda il quarantacinquesimo parallelo.

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