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Lendinara

“Discarica, no all’ampliamento”

Notificato al Tar il ricorso contro l’allargamento dell’impianto di Sant’Urbano. L’annuncio dei comitato. Miazzi: “Non ci fermiamo, auspichiamo che il territorio alzi la testa”.

“Discarica, no all’ampliamento”

Notificato al Tar il ricorso contro l’ampliamento della discarica di Sant’Urbano. Ad annunciarlo è Moreno Ferrari del comitato “Lasciateci Respirare” di Lendinara insieme a Francesco Miazzi e Pierluigi Gallo del Comitato Popolare “Lasciateci respirare” di Monselice e Terre Nostre Veneto, con Beatrice Andreose dell’associazione “L’altra Este”. “E’ uno dei tanti passaggi - ha detto Miazzi - non ci fermiamo qui perché auspichiamo che il territorio alzi la testa”. La questione discussa è infatti l’accoglimento da parte della Regione Veneto del progetto della ditta Gea Srl, che ha in gestione la discarica, per un ampliamento della mole di rifiuti. “Abbiamo registrato un silenzio e un immobilismo che sta, di fatto, spianando la strada al completamento dell’iter autorizzativo di un progetto devastante che prevede l’autorizzazione a conferire 995.000 m3 di rifiuti, l’innalzamento di oltre 3 metri della copertura finale, il rinvio del fine vita della discarica dal 2022 al 2029”. Comitati e associazioni si sono quindi mobilitati e all’avvocato Francesco Maracino hanno assegnato il mandato, a firma del comitato di Lendinara in rappresentanza di tutte le realtà del territorio, impugnando così innanzi al Tar per il Veneto il provvedimento di via (Valutazione d’impatto ambientale) con cui la Regione ha dichiarato la compatibilità ambientale del progetto, presentato dal gestore della discarica di rifiuti urbani non pericolosi e speciali non pericolosi.

Sono una trentina i motivi del ricorso, come ha precisato l’avvocato, a partire dal fatto che all’interno di una sola domanda sono state racchiuse due richieste, collegate tra loro solo da un impatto finanziario: la realizzazione di un impianto ad osmosi inversa per il trattamento del percolato in cui sono state rilevate delle sostanze pfas e l’ampliamento della discarica. La richiesta, inoltre, presenterebbe i costi di realizzazione dell’impianto come se fossero costi relativi alla fase successiva alla chiusura della discarica, mentre l’impianto aveva ricevuto l’ok già nel 2018, quindi in piena fase gestionale. Risulterebbe evidente, poi, secondo i motivi d’impugnazione, il fine, in conflitto con le norme nazionali, di continuare ad utilizzare la discarica quale discarica tattica regionale, cioè utilizzata da tutta la Regione, oltre a mancare una corretta analisi delle alternative all’ampliamento. Queste sono solo alcune delle motivazioni presentate al Tar, mossi dalla preoccupazione.

“C’è solo un metro di argilla a protezione delle falde acquifere dell’Adige - ha detto Ferrari - sulle quali gravano già 4 milioni di m3 di rifiuti e acidi. In più si trovano in discarica i fanghi della Miteni, che rischiano di inquinare gravemente il secondo fiume d’Italia a cui è collegata una grande parte dell’industria orticola del territorio, senza contare che la macchina che andrebbe installata non è altro che un prototipo, che si intasa facilmente con i pfas”.

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