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“Servizi, il settore è in difficoltà”

Simone Brunello: “Si salvaguardano comunque gli occupati”. Post lockdown, il direttore di Confcooperative: “Welfare e primario tengono”. Tre cooperative su dieci a rischio dopo il 2020.

“Servizi, il settore è in difficoltà”

Simone Brunello

L’allarme per il futuro delle piccole imprese riguarda pure le cooperative, anche se probabilmente il quadro è leggermente migliore.

Secondo uno studio della Cgia di Mestre, quattro microimpree su dieci nei prossimi mesi sono a rischio chiusura a causa della difficile ripresa dopo il lockdown. E le difficoltà riguardano anche il settore mutualistico delle cooperative, il dato tuttavia pare essere leggermente migliore.

Simone Brunello, direttore di Confcooperative Rovigo, spiega bene lo stato delle cose. Anche sulla base delle analisi effettuate tra gli associati. Infatti, proprio ieri, all’assemblea regionale delle cooperative del Veneto, Daniele Marini, professore dell’università di Padova, ha spiegato i risultati della ricerca sul mondo cooperativo dal punto di vista dello situazione post lockdown.

“L’analisi della Cgia conferma in parte la tendenza che è emersa dalla ricerca interna fatta a livello regionale, che a sua volta si riflette nella media che riguarda anche le imprese cooperative della provincia di Rovigo - spiega il direttore - C’è in particolare una difficoltà che riguarda il sistema dei servizi, come ad esempio il turismo, la cultura, la logistica, l’alimentare, le pulizie. Si tratta di settori che sono stati bloccati dal lockdown. E, a catena, questo ha creato problemi anche in altri settori. La pesca, per esempio, è legata al turismo e alla ristorazione: se non ci sono i turisti, oppure gli alberghi e i ristoranti sono in difficoltà o addirittura non ci sono, i produttori di cozze non riescono a commercializzare il prodotto, che oltretutto è deperibile a breve, se non consumato. In sostanza, le difficoltà di un’area si riverberano su altri settori e diventa un problema più grande legato all’intera economia polesana, una filiera fortemente connessa con pesca e acquacoltura”.

La situazione migliora per quanto riguarda altre aree in cui operano le cooperative. “Il primario, ovvero agricoltura e pesca, si salva - spiega il direttore di Confcooperative - tiene soprattutto il cerealicolo”.

Tiene anche il welfare, il sociale. “In quest’ultimo caso le cooperative hanno utilizzato gli ammortizzatori sociali e stanno proseguendo nella loro attività. Anche se c’è da fare un distinguo: nel settore dell’infanzia, ci sono delle difficoltà e diversi asili hanno chiuso, anche per le molte limitazioni e restrizioni previste a causa dell’emergenza”.

In sintesi, in base a questa analisi, tre imprese cooperative su dieci non hanno un orizzonte certo dopo la fine del 2020. Ma Simone Brunello tiene a sottolineare un concetto: “Il sistema delle cooperative regge sul piano dell’occupazione, ovvero tende a salvaguardare chi lavora. Piuttosto si sacrificano gli utili, ma si mantengono gli occupati, che sono soci”.

Il momento che si sta vivendo, in ambito economico ma non solo, è un periodo di grande incertezza e il futuro è una vera incognita. “Ora è presto, dobbiamo attendere l’autunno e le decisioni del governo per capire cosa potrà accadere - conclude Simone Brunello - c’è anche da capire come si comporterà il virus, dato che si parla di un possibile ritorno”.

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