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LA CRISI POLITICA

E se a cambiare fosse la giunta?

I cinque allungano la mano al sindaco: “Parliamoci, per una nuova partenza”. Chendi: “Letta? Gli dica di bocciare il carcere minorile”. Businaro: “A tavolino con le civiche”

E se a cambiare fosse la giunta?

Sedici giorni all’alba, e due scenari all’orizzonte. Da una parte, le possibilità che il sindaco faccia retromarcia e torni sui propri passi, ritirando le dimissioni, sembrano perdere quota ora dopo ora, con gli stessi fedelissimi che ci tengono a dipingerlo come un uomo “tutto d’un pezzo”, che una volta indicata una strada la percorre senza ripensamenti. Dall’altra, “la banda dei cinque” - i consiglieri che hanno votato contro la mozione mettendo in moto il domino delle dimissioni - che si dice pronto a sedersi al tavolo per una “ripartenza” dell’attività amministrativa. Non detto, ma facile da intravedere tra le righe del politichese il sottinteso che la “fase 2” debba essere accompagnata da un ridisegno complessivo della squadra di giunta: non soltanto una diversa distribuzione delle deleghe, ma proprio nomi e volti diversi da quelli fin qui conosciuti. Un ulteriore diktat che, per il sindaco, potrebbe risultare difficile da accettare.

Ma questa, al momento, è fantapolitica. Perché sul tavolo, di vere e concrete, ad oggi ci sono soltanto le dimissioni di Edoardo Gaffeo, che diventeranno operative la mattina di venerdì 20 maggio. Sedici giorni per ricucire.

Nello Chendi, capogruppo del Pd e tra i cinque che hanno detto no alla mozione sul tribunale, non si sbilancia sul risultato finale della partita. “Non posso dire cosa farà Gaffeo, posso parlare soltanto a nome nostro. E a nome nostro voglio dirgli che noi gli vogliamo bene: non era certo nostra intenzione sfiduciarlo. Lo abbiamo scelto due anni fa come sindaco e non cambiamo idea ora”. E allora il no alla mozione? “Un mero fatto tecnico. Tutto nasce da un nodo: il carcere minorile nell’ex casa circondariale. E’ quel progetto che ha fatto muovere tutto il resto, altrimenti il tribunale si sarebbe naturalmente allargato in quegli spazi e non sarebbe nato il problema. Ora si tratta di dire chiaramente che quel progetto a Rovigo non lo vuole nessuno e che va bloccato. Visto che il sindaco ha sentito Letta, gli dica di parlare al ministro della giustizia in modo da bloccare tutto. E’ il modo migliore per far rientrare anche la crisi: finisce tutto, e siamo a posto”.

Anche Giorgia Businaro, dal canto suo, si dice “disponibile, come tutti quanti, a ricomporre la frattura in seno alla maggioranza. La nostra fiducia nel sindaco non è mai venuta meno. Mettiamoci lì, noi come Pd e le due liste civiche, e parliamone. Ma facciamolo - avvisa - su di un tavolo pulito da pregiudizi, che possa tracciare una linea reale per la ripartenza”.

E poi ci sono quegli insulti, vergognosi, piovuti via social proprio sui cinque che hanno detto “no”.

“Un atteggiamento di stampo squadrista”, dice - durissima - la Businaro. “Fascisti”, rincara la dose Chendi. “Voglio dire grazie di cuore al sindaco per la solidarietà che ci ha manifestato, e che ci fa capire che, dal punto di vista umano, è superiore a chi ci ha offeso in quel modo”, continua la Businaro. Che parla, ancora una volta, di una “campagna d’odio mai vista nella storia di Rovigo, alimentata da informazioni parziali che non raccontano come sono andate le cose. Io sono serena con me stessa, ma questa campagna mi stupisce e mi fa male. Soprattutto per i toni usati verso persone come Margherita (Balzan, ndr) e Caterina (Nale), che ha solo 22 anni”. “Una campagna - tuona - che mi duole constatare sia stata alimentata anche da parte del Pd, dai civici e da donne, comprese persone con ruoli di rilievo”. “E’ una cultura che non ci appartiene. Noi non seminiamo né odio né rancore - conclude Chendi - chi tiene atteggiamenti del genere ne risponderà alla propria coscienza. Spero che questa campagna d’odio finisca il primo possibile. E’ sconcertante”.

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