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Sacca degli Scardovari pronta per diventare patrimonio Fao

I rappresentanti della Fao a Scardovari per verificare se ci sono le caratteristiche per l’iscrizione al registro mondiale.

Sacca degli Scardovari pronta per diventare patrimonio Fao

E’ stata una giornata intensa, venerdì 1 giugno, per il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine di Scardovari e per Aiapp Ter, la sezione territoriale Triveneto-Emilia Romagna dell’Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio. La sacca di Scardovari è stata, infatti, visitata da Endo Yoshihide, coordinatore del programma Fao sui sistemi agricoli del patrimonio mondiale Giahs, da René Castro Salazar, assistente del direttore generale della Fao per il clima, la biodiversità, la Terra, da Clelia Maria Puzzo del segretariato Giahs-Fao e da Mario Fargnoli, della direzione generale dello sviluppo rurale del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Accompagnati da Annachiara Vendramin, presidente di Aiapp Ter, e da un gruppo di soci Aiapp, i funzionari hanno visitato il sito di Scardovari per accertarsi possieda le caratteristiche individuate dalla Fao per l’iscrizione al Giahs, il programma della Fao che promuove l’individuazione, la conoscenza e la consapevolezza dei sistemi rurali patrimonio dell’umanità. Ovvero, il corrispettivo del riconoscimento World Heritage conferito dall’Unesco.

L’iniziativa, correlata alla presentazione di ben dodici territori che altrettanti soci Aiapp di tutta Italia hanno illustrato giovedì scorso a Bologna per la candidatura all’iscrizione nel Registro nazionale dei Paesaggi Rurali Storici e potenziali siti Giahs per Fao, è stata promossa da Aiapp in base all’accordo con Fao per l’identificazione di siti rurali da valorizzare, tra i quali i paesaggisti soci Aiapp hanno scelto anche “Il paesaggio della pesca nella Sacca di Scardovari”.

“La visita - commenta Annachiara Vendramin - è stata vissuta con grande attenzione dai dirigenti Fao, che hanno posto molte domande a Gabriele Siviero, direttore del Consorzio di Scardovari, per comprendere la cultura e la sostenibilità della pesca e della coltivazione di mitili, ed hanno ammirato con grande partecipazione il paesaggio singolare che ho loro illustrato, conducendoli sia nelle palafitte dei pescatori, sia tra gli ‘orti d’acqua’. E anche se non hanno potuto dare un’opinione ufficiale in merito alla candidatura, anche perché ora dovremo presentare loro un dossier in lingua inglese sul sito e seguire un protocollo burocratico, abbiamo colto una visibile soddisfazione e una manifesta ammirazione per un paesaggio di valore non solo ambientale, ma anche economico. Inoltre, poiché si tratta di un ‘paesaggio d’acqua’, probabilmente non sarà prevista la precedente iscrizione al Registro nazionale dei paesaggi rurali del Mipaaf (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali), quindi seguirà un iter inusuale, probabilmente più ‘snello’, ma non meno impegnativo e selettivo”.

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