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Il caso

“No a scelte calate dall’alto”

“Il Polesine sarebbe danneggiato. Le forze istituzionali e civili si devono unire per difendere il territorio”

“No a scelte calate dall’alto”

L’idea del parco del delta nazionale non piace a nessuno. Nemmeno a chi ha fatto parte della commissione Unesco che ha portato il delta ad essere territorio di valenza internazionale. E’ il caso di Claudio Modena, originario di Porto Tolle, ma che da tempo vive e lavora a Roma. E’ stato per anni funzionario del ministero dell’ambiente ed ha collaborato con diversi ministri. La sua è una bocciatura senza appelli.

Ma Modena, qualche volta, in sella alla sua bicicletta nera, come quella che aveva Giacomo Matteotti, lo si può incontrare ancora lungo gli argini del Po di Venezia di Porto Tolle. Modena, storico e scrittore, profondo conoscitore del territorio deltizio, Nato a Porto Tolle, romano di adozione. Fra i tanti incarichi ricoperti ha fatto parte del consiglio direttivo della commissione nazionale dell’Unesco, assieme tra gli altri, a Rita Levi Montalcini, Carlo Rubbia e Piero Angela, della Commissione Mab e vice consigliere ministeriale di una decina di ministri e sottosegretari del ministero dell’Ambiente, fino al 2014.

Sulla proposta di parco nazionale dice: “Secondo il mio parere ritengo che non sia tecnicamente possibile istituire il parco del delta del Po, lo avrebbe fatto, a suo tempo, il legislatore. Si tratta di mettere insieme due regioni i cui interessi non sono facilmente conciliabili”.

Per Modena “il parco nazionale non troverebbe il consenso delle istituzioni e delle popolazioni locali e questo provocherebbe dei fortissimi conflitti. Sarebbe una scelta che verrebbe vissuta come una imposizione dall'altro. Dal punto di vista normativo ci sono le condizioni giuridiche per istituire il parco nazionale, ma credo che il cammino sarà, o sarebbe, molto accidentato. Invece, il parco interregionale, a mio parere, penalizzerebbe il nostro delta veneto, meno conosciuto, a beneficio di quello emiliano.

Nell’ipotesi che venga istituto il parco nazionale del delta del Po, come cambierà la situazione del delta veneto? Modena dice che “se passerà, il delta sarà l’Emilia, e noi come nei secoli passati saremo fortemente penalizzati. Le forze istituzionali, politiche, imprenditoriali, della pesca, della agricoltura e la società civile, si devono unire per difendere l’identità del nostro territorio, senza demagogia e senza divisioni, e soprattutto salvaguardare i nostri prodotti naturali che sono l’unica nostra risorsa. Devono essere valorizzate le persone competenti e non le mediocrità e le nullità, se vogliamo far sentire la nostra voce”.

Sull’istituzione della riserva marina nel delta afferma: “La questione è complessa, non si tratta di salvaguardare un’area marina isolata. Nel nostro caso ci sono le attività ittiche da conciliare con le tematiche della salvaguardia ambientale, poi le strade della politica sono infinite”. E ancora: “Il nostro territorio è giovane, sensibile, non può essere una zona mummificata, ha bisogno di continue cure e della presenza delle attività umane. Anni fa sono nate le vongole, le cozze, oggi apprendiamo che abbiamo anche le ostriche. Queste eccellenze, assieme a tutto il comparto della pesca e dei prodotti agricoli devono essere salvaguardato. Dobbiamo studiare, offrendo al turista qualcosa di nuovo, inserito in una delle zone umide più suggestive d’Europa. Servono delle professionalità, managerialità nel campo del marketing, della comunicazione e anche molte risorse finanziarie. E, soprattutto, far capire che il delta del Po si trova nel Veneto, a Porto Tolle”.

Si augura poi che “venga bonificata l’area della centrale”. Questa storia che il Parco del delta viene identificato prevalentemente con l’area di Comacchio deve finire. Qui stanno scippando pure l’identità del nostro delta. Ho dovuto riprendere, quando ero al ministero dell’ambiente, un consulente professorone, super pagato, che sosteneva con spocchia che il Po sfocia Ferrara”.

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