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Taglio di Po

Villa Ca’ Zen, cornice per il jazz

Il presidente Albanese: “Un modo per educare le nuove generazioni a riconoscere le loro radici”

Villa Ca’ Zen, cornice per il jazz

Bravi, bravissimi, tutti i musicisti del Conservatorio Adria Jazz Orchestra che si sono esibiti nella splendida cornice della settecentesca Villa Ca’ Zen, offrendo un concerto davvero straordinario.

Concerto che, organizzato dal “Buzzolla” di Adria in collaborazione con l’Istituto Regionale Ville Venete, si inserisce nell’ambito del progetto Festival delle Ville Venete 2018, “e ha l’obiettivo - come ha spiegato l’architetto Claudio Albanese dell’Istituto Regionale Ville Venete - di educare le nuove generazioni a riconoscere le loro radici, la loro cultura, la loro arte, nonché avvicinare il mondo delle ville venete, utilizzando il linguaggio e gli strumenti più vicini ai nostri ragazzi”.

“E’ bellissimo - gli ha fatto eco la gentile padrona di casa Maria Adelaide Avanzo - poter valorizzare questo posto anche attraverso la musica”. A seguire, l’intervento dell’assessore del Comune di Taglio di Po Davide Marangoni: “Sono sicuro che sarà una serata bellissima, con due protagonisti eccellenti: la Villa Ca’ Zen e gli allievi del Conservatorio”. Quindi la parola al collega di Adria, Andrea Micheletti: “La musica farà sicuramente vibrare il cuore. E’ bellissimo essere qui. Spesso guardiamo fuori, e non vediamo invece quello che abbiamo sotto gli occhi”.

A chiudere, infine, l’intervento del direttore del Conservatorio Roberto Gottipavero che, anche a nome della sua vice Mara Bellettato, ha ringraziato le signore Elaine e Maria Adelaide Avanzo per l’ospitalità concessa, e presentato uno a uno i componenti dell’Orchestra.

Poi le parole hanno lasciato il posto alla musica. Il concerto: un arazzo variopinto, intessuto di composizioni dei grandi maestri della storia del jazz (April in Paris di Vernon Duke, Old Ballad di Kenny Wheeler, Dancing Damon di Harry Miller, Everything i love di Cole Porter,), di composizioni e arrangiamenti originali degli allievi -Diciannove, del bassista Lorenzo Miatto e Haven del chitarrista Alvise Lachin; di brani noti come Blackbird di Lennon Mc Cartney, rivisitato in chiave jazzistica; di incursioni nella musica brasiliana di Chico Buarque e di Hermeto Pascoal e di alcune storiche canzoni della musica leggera italiana come Parlami d’amore Mariù, Amore baciami, Ventiquattromila baci di Celentano.

Alcuni sono stati accompagnati dalle voci di Elisabetta Arnoldo e Ursula Salvadori, altri rivisitati e riarrangiati dal professore Rossano Emili e qualche altro ancora caratterizzato da un sound tipicamente balcanico, alla Bregovic per intenderci. Peccato per il pubblico poco numeroso mentre invece il concerto avrebbe certamente meritato quello delle grandi occasioni: per la musica di qualità, suonata da giovani che ne sono palesemente entusiasti e innamorati, per la piacevole atmosfera via via creatasi e per il perfetto affiatamento tra il direttore Emili e il suo ensemble, che hanno regalato un crescendo di emozioni, sfociato poi in un lungo, interminabile applauso.

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