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Porto Viro

Il boss di Gomorra si mette a scrivere

Il protagonista della serie tv ospite della rassegna itinerante “Parole ad Arte” della libreria Apogeo in Biblioteca comunale a Porto Viro

Il boss di Gomorra si mette a scrivere

Il prossimo venerdì alle 21, nella sala convegni della biblioteca comunale di Porto Viro, si conclude la rassegna libraria itinerante “Parole ad arte” curata dalla libreria Apogeo di Adria, e dall’associazione Oltre Cultura. Il festival letterario ha visto coinvolti tre comuni: Adria, Cavarzere e Porto Viro. Il primo incontro si è svolto ad Adria con la presentazione del libro “Quando il cielo era il mare e le nuvole balene” di Guido Conti, il secondo a Cavarzere con “L’animale femmina” di Emanuela Canepa, ed il terzo a Porto Viro, appunto, con “Se vuoi vivere felice” di Fortunato Cerlino.

Attore conosciuto da tutti per il suo ruolo del boss Savastano in “Gomorra” e per la partecipazione nella serie internazionale “Britannia”, Fortunato Cerlino si cimenta per la prima volta nei panni dello scrittore con un romanzo emozionante e riuscito. “Se vuoi vivere felice” è un vero e proprio romanzo di formazione in cui si avverte l’incidere a passi ampi e svelti del protagonista verso la consapevolezza e un futuro migliore. Gli anni ’80 vissuti dalla famiglia Cerlino sono quelli di una qualsiasi famiglia italiana che deve fare i conti con i pochi soldi a disposizione, con in più l’appartenenza ad un contesto sociale dall’importante specificità. La gerarchia instaurata per il bagno, ad esempio, con la precedenza a donne e bambini per poi lasciare spazio, e acqua torbida, al capo di famiglia, è già presente in altri racconti familiari del genere, ma serve a comprendere meglio l’impianto di sacrifici a cui erano abituati i Cerlino, che nella loro indigenza rimangono sempre fuori dalla facile delinquenza che gli strisciava accanto.

Perché all’epoca a Pianura si poteva desiderare di diventare o criminali o neomelodici, o in alcuni casi entrambi. Per fuggire da questa situazione non rimaneva che distanziarsi con l’immaginazione, come nel caso di Fortunato, o parlando la lingua italiana, come succede nelle case di alcuni loro vicini, che credono di vivere nel borghese Vomero più che in periferia. Molto bello e a tratti commovente è il dialogo tra l’io narrante bambino con quello adulto che insieme fanno un bilancio della vita fino al momento in cui si trovano ad averla vissuta. Il senso del titolo del libro è una bellissima scoperta dell’ultima pagina.

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