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L'allarme

Ciminiere in pieno Parco del Delta del Po

Allarma il possibile recupero della ex Cercom a Porto Garibaldi di Comacchio: progetto da 40 milioni di euro per produrre pasta da piastrelle a 20 chilometri dal Polesine

Nemmeno 20 chilometri in linea d’aria dal Parco del Delta del Po Veneto, ma nel pieno di quello emiliano romagnolo. E’ proprio a Porto Garibaldi, nel comune di Comacchio, in via Marina che potrebbe rinascere il complesso della ex Cercom, piastrellificio abbandonato nel 2009, nel quale la Sacmi, cooperativa meccanici di Imola, ha chiesto l’autorizzazione per rimettere in funzione il complesso per produrre pasta destinata all’industria della ceramica. Un investimento nell’ordine dei 40 milioni di euro che, attraverso Arcilla Blanca, un’azienda chimica iberica della Torrecid la quale vorrebbe realizzare l’ampliamento dell’insediamento industriale, garantirebbe un centinaio di posti di lavoro.

Il progetto, da quando è dato sapere, prevede 25 torri tra i 10 e i 35 metri di altezza e un passaggio di camion che, una volta che la fabbrica lavorerà a pieno regime, di circa 170 al giorno. L’autorizzazione richiesta dalla Sacmi dovrà arrivare dalla Conferenza dei servizi, dopo che la scorsa primavera era stato approvato nel consiglio comunale di Comacchio il procedimento.

E come ogni nuovo insediamento che si rispetti, c’è chi è contrario, e difatti è nato il comitato “No alla fabbrica delle polveri”, che nel frattempo ha raccolto 3mila firme contro un recupero di questo genere dell’impianto il quale, secondo due perizie redatte dall’Isde e dalla società Terra, aumenterebbe il rischio di silicosi e l’emissione di polveri sottili. Secondo il comitato ambientalista, oltre al rischio per la salute pubblica, l’impianto causerebbe danni sia all’ambiente circostante che al turismo della zona. E durante la recente assemblea pubblica dove era stato presentato il progetto, organizzata dal comune di Comacchio, la contestazione è stata molto dura. Il primo cittadino ex Movimento 5 Stelle, Marco Fabbri, presidente anche del Comitato esecutivo del Parco del Delta del Po emiliano, ha ribadito di attendere con fiducia il responso degli enti deputati a decidere, garanti della salute.

Ma la scelta non è piaciuta alla minoranza, che critica questo insediamento nell’area del Parco del Delta, visto che oltre alla natura, c’è da difendere anche l’economia legata ad agricoltura, allevamento e turismo. Ora tutta la vicenda, per la quale, appunto, si attende la risposta da parte della Conferenza dei servizi, è di dominio pure regionale e statale, anche se nessuno si sbilancia. Intanto, nel 2016, proprio questo complesso industriale abbandonato è stato il “protagonista” di un servizio da parte dei gestori della nota pagina Facebook “I luoghi dell’abbandono”.

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